<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
>

<channel>
	<title>Centro Walter Tobagi - Pisa</title>
	<link>http://spip.tobagi.eu/</link>
	<description></description>
	<language>it</language>
	<generator>SPIP - www.spip.net</generator>





	<item>
		<title>filosofia della matematica</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article602</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article602</guid>
		<dc:date>2023-07-25T16:25:29Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>Wittgenstein apre le sue lezioni sui fondamenti della matematica, a Cambridge, nel 1939. Il filosofo della matematica, afferma, ragiona sui termini e gli oggetti specifici della matematica, sulle sue relazioni e le sue specificit&#224;. Suo principale compito sar&#224; quello di ragionare sugli oggetti reali di questa materia, ossia i numeri e tentare di capire se essi esistono, cosa sono e come possiamo conoscerli. Questa disciplina, dunque, &#232; fortemente relazionata con le branche dell'ONTOLOGIA, della (...)

-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Wittgenstein apre le sue lezioni sui fondamenti della matematica, a Cambridge, nel 1939. Il filosofo della matematica, afferma, ragiona sui termini e gli oggetti specifici della matematica, sulle sue relazioni e le sue specificit&#224;. Suo principale compito sar&#224; quello di ragionare sugli oggetti reali di questa materia, ossia i numeri e tentare di capire se essi esistono, cosa sono e come possiamo conoscerli. Questa disciplina, dunque, &#232; fortemente relazionata con le branche dell'ONTOLOGIA, della METAFISICA e dell' EPISTEMOLOGIA; pur tuttavia non pu&#242; essere inscritta in nessuna di queste tre branche, trovandosi, per cos&#236; dire, nell'intersezione di esse. A queste tematiche, si deve aggiungere un attento studio delle diverse discipline matematiche, (dall'analisi, alla matematica discreta, ai diversi sistemi logici) e dei rapporti che intercorrono tra le matematiche e le scienze, (quest'ultimo &#232; uno dei problemi pi&#249; pressanti della filosofia della matematica contemporanea).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alcuni filosofi della matematica considerano, inoltre, come loro compito quello di rendere conto della pratica della matematica cos&#236; come si presenta, fornendo una loro interpretazione piuttosto che una loro critica. D'altra parte, le critiche possono implicare conseguenze importanti per la pratica della matematica e in questo senso la filosofia della matematica pu&#242; coinvolgere anche il lavoro del matematico. Questo vale in particolare per i nuovi settori nei quali il processo delle dimostrazioni non ha ancora carattere consolidato rendendo rilevante la probabilit&#224; che sfugga qualche errore. Si possono contenere questi errori capendo in quali situazioni risulta pi&#249; probabile incorrano. Questa &#232; considerata una delle principali preoccupazioni della filosofia della matematica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pi&#249; recentemente alcuni suoi studiosi hanno anche cercato di collegare la matematica agli interessi generali della filosofia, in particolare all'epistemologia e all'etica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;VEDIAMO ALCUNE SCUOLE&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;COSTRUTTIVISMO E INTUIZIONISMO&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Queste scuole asseriscono che solo le entit&#224; matematiche le quali possono essere costruite esplicitamente, hanno diritto di essere considerate esistenti e solo esse dovrebbero essere oggetto del discorso matematico.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;COSTRUTTIVISMO SOCIALE O REALISMO SOCIALE&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa teoria vede la matematica primariamente come un costrutto sociale, come un prodotto di una cultura, soggetto a correzioni e cambiamenti. Come le altre scienze, la matematica viene vista come sforzo empirico i cui risultati sono costantemente confrontati con la 'realt&#224;' e possono essere scartati se non si accordano con l'osservazione o si dimostrano privi di senso. La direzione della ricerca matematica viene dettata dalle mode del gruppo sociale che la pratica o dalle necessit&#224; della societ&#224; che la finanzia. Tuttavia, sebbene queste forze esterne possono cambiare la direzione di qualche ricerca matematica, vi sono forti vincoli interni (la tradizione matematica, i metodi, i problemi, i significati e i valori entro i quali i matematici sono acculturati) i quali agiscono nella direzione della conservazione della disciplina definita storicamente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo va contro il convincimento tradizionale dei matematici militanti che la matematica sia in qualche modo pura o obiettiva. I costruttivisti sociali sostengono che la permanenza della matematica in effetti &#232; fondata su molta incertezza: quando la pratica della matematica si evolve, lo status della matematica precedente &#232; posto in dubbio e viene corretto nella misura richiesta o desiderata dalla comunit&#224; matematica corrente. Questo pu&#242; vedersi nello sviluppo dell'analisi dal riesame del calcolo infinitesimale di Leibniz e Newton. I costruttivisti sostengono anche che alla matematica ben formalizzata spesso venga accordata una eccessiva considerazione, mentre alla matematica popolare ne verrebbe accordata troppo poca, per via di una fede eccessiva nelle pratiche della dimostrazione assiomatica e della revisione paritaria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;OLTRE LE SCUOLE&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Invece di focalizzarsi su dibattiti circoscritti sopra la &quot;vera natura&quot; della verit&#224; matematica, o anche sulle pratiche peculiari dei matematici come la dimostrazione, un movimento cresciuto dagli anni 1960 agli anni 1990 ha cominciato a discutere l'idea di cercare &quot;fondamenti&quot; o di trovare ogni &quot;buona risposta&quot; alla domanda &quot;perch&#233; la matematica funziona&quot;. Il punto di partenza di questo movimento &#232; stato il famoso articolo di Eugene Wigner pubblicato nel 1960, nel quale si sosteneva che la felice coincidenza dell'ottimo accordo fra matematica e fisica apparisse &quot;irragionevole&quot; e difficile da spiegare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A questa sfida sono pervenute risposte dalla scuola della mente incorporata (o scuola cognitiva) e dalla scuola &quot;sociale&quot;. Bisogna tuttavia segnalare che i dibattiti sollevati non si riescono a ridurre a questi due soli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;QUASI EMPIRISMO&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una preoccupazione parallela che attualmente non si vuole contrapporre direttamente alle scuole ma critica la loro focalizzazione consiste nell'atteggiamento del quasi empirismo in matematica. Questo &#232; derivato dalla affermazione sempre pi&#249; condivisa sul finire del XX secolo che non sia possibile dimostrare l'esistenza di alcun fondamento della matematica. Questo atteggiamento talvolta viene chiamato 'postmodernismo nella matematica', anche se questo termine sia considerato da alcuni sovraccaricato e da altri come una sorta di insulto. Si tratta di una forma molto minimale di realismo/costruttivismo che ammette che i metodi quasi-empirici e anche talvolta metodi empirici possano far parte della moderna pratica della matematica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;MATEMATICA E AZIONE&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Molti utenti della matematica e studiosi che non sono impegnati primariamente nelle dimostrazioni hanno fatto osservazioni interessanti e importanti sulla natura della matematica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Judea Pearl ha sostenuto che l'intera matematica come la si intende correntemente &#232; stata basata su una algebra del vedere - e ha proposto una algebra del fare che la possa complementare - Questa &#232; una preoccupazione centrale della filosofia dell'azione e di altri studi di come il &quot;conoscere&quot; si correli al &quot;fare&quot;, o come la conoscenza si correli all'azione. La pi&#249; importante conseguenza di queste considerazioni &#232; la definizione di nuove teorie della verit&#224;, particolarmente degne di nota quelle appropriate per l'attivismo e per i fondamenti dei metodi empirici.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;UNIFICAZIONE CON LA FILOSOFIA&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La nozione di una filosofia della matematica separata dalla filosofia nel suo complesso disciplinare &#232; stato criticato in quanto rischia di portare a &quot;buoni matematici che fanno cattiva filosofia&quot; - in quanto pochi filosofi sono sufficientemente esperti da comprendere le notazioni matematiche e la cultura matematica da riuscire a correlare le nozioni convenzionali della metafisica alle nozioni metafisiche pi&#249; specializzate delle 'scuole' precedentemente presentate. Questo pu&#242; condurre a una sconnessione in conseguenza della quale i matematici continuano a produrre della cattiva e screditata filosofia finalizzata a giustificare una la loro Weltanschauung capace di valorizzare il loro lavoro.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sebbene le teorie sociali, il quasi empirismo e, specialmente, la teoria della mente incorporata abbiano focalizzato maggiormente l'attenzione sulla epistemologia implicata dalle correnti pratiche della matematica, queste tendenze non riescono a collegare tali pratiche alla ordinaria percezione umana e alla comprensione quotidiana della conoscenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;LA METEMATICA E' UN LINGUAGGIO ?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come ultimo tema, sebbene molti dei matematici e dei filosofi, forse la loro maggioranza, accetti l'enunciato &quot;la matematica &#232; un linguaggio&quot;, viene posta poca attenzione alle implicazioni di tale affermazione. La linguistica non viene applicata ai discorsi o ai sistemi di simboli della matematica, cio&#232; la matematica viene studiata in un modo molto differente da come vengono esaminati gli altri linguaggi. La capacit&#224; di acquisire conoscenze matematiche e competenza nel loro utilizzo (la numeracy in inglese), viene vista come separata dalla alfabetizzazione e dalla acquisizione di un linguaggio naturale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alcuni sostengono che questa separazione &#232; dovuta ai fallimenti non della filosofia della matematica, ma della linguistica e dello studio della grammatica naturale. Questi campi, essi affermano, non sono abbastanza rigorosi e la linguistica avrebbe la necessit&#224; di controllare maggiormente i suoi materiali. Ma una tale posizione implica che la matematica sia inerentemente superiore a tutte le altre conoscenze. Per esempio ai consideri la saggezza ecologica maturata da una cultura di gente che vive a contatto con la terra. Gli standard di rigore variano con i diversi linguaggi, ma &quot;maggior rigore&quot; pu&#242; non significare &quot;migliore&quot;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Secondo altri, queste indagini pi&#249; &quot;linguistiche&quot; dovrebbero essere collocate nell'ambito dell'informatica, la cui analisi dei linguaggi di programmazione sarebbe spesso ugualmente applicabile alla matematica o almeno ad una parte della metamatematica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;CONCLUSIONI&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La filosofia della matematica &#232; la branca della filosofia della scienza che cerca di dare risposta a domande quali: &quot;perch&#233; la matematica &#232; utile nella descrizione della natura?&quot;, &quot;in quale senso, qualora se ne trovi uno, le entit&#224; matematiche (in particolare i numeri) esistono?&quot; &quot;perch&#233; e in che modo gli enunciati matematici sono veri?&quot;. In questo articolo sono presentati i vari approcci che vengono seguiti per rispondere a questioni come le precedenti.
&#200; utile quindi precisare che tre sono i problemi della filosofia della matematica:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un problema ontologico: risponde alla domanda &quot;Esistono i numeri?&quot;;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un problema metafisico: risponde alla domanda &quot;Che cosa sono i numeri?&quot;;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un problema epistemologico: &quot;Come facciamo ad accedere epistemicamente alle verit&#224; della matematica o, meglio, come possiamo sapere che ci&#242; che ci dice la matematica &#232; vero?&quot;;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questi sono i problemi che la maggior parte dei filosofi, oggi, ritengono debbano essere risolti da una buona filosofia della matematica?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I POSTULATI DI PEANO
Tali assiomi sono stati riformulati in linguaggio matematico contemporaneo, a partire dalle nozioni di &#171;numero naturale&#187;, &#171;zero&#187; e &#171;successore di un numero naturale&#187;, assunti come enti primitivi:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8226; zero &#232; un numero naturale;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8226; se n &#232; un numero naturale, anche il successore di n &#232; un numero naturale;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8226; se i successori di due numeri naturali sono uguali, allora i due numeri sono uguali;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8226; zero non &#232; successore di alcun numero naturale;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8226; se A &#232; un insieme di numeri naturali che contiene lo zero e il successore di ogni numero appartenente a esso, allora A coincide con tutto l'insieme dei numeri naturali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'ultimo assioma &#232; noto come principio di induzione matematica e pu&#242; essere riformulato in modo equivalente come segue: &#171;se P &#232; una propriet&#224; concernente i numeri naturali soddisfatta da zero e tale che, se &#232; soddisfatta da un dato numero naturale, lo &#232; anche dal suo successore, allora P &#232; soddisfatta da ogni numero naturale&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ASTIANATTE&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;FRASE CELEBRE di LUDWIG WITTGENSTEIN&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&quot;Una proposizione pu&#242; solo dire cos'&#232; una cosa, ma non quello che &#232;.&quot;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>I GOVERNI ITALIANI DA CONTE A DRAGHI E LA CINA</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article575</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article575</guid>
		<dc:date>2023-01-23T09:02:40Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>PILLOLE DI STORIA MODERNA La Cina, dai Governi Conte ai Governi Draghi &lt;br /&gt;Draghi ha cambiato le cose con la Cina Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese Il presidente del Consiglio Mario Draghi al summit della NATO a Bruxelles. Da qualche anno le relazioni tra l'Occidente e la Cina sono diventate uno degli elementi pi&#249; importanti della politica estera mondiale. Seppure con varie posizioni a (...)


-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;PILLOLE DI STORIA MODERNA
La Cina, dai Governi Conte ai Governi Draghi&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Draghi ha cambiato le cose con la Cina
Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese Il presidente del Consiglio Mario Draghi al summit della NATO a Bruxelles. Da qualche anno le relazioni tra l'Occidente e la Cina sono diventate uno degli elementi pi&#249; importanti della politica estera mondiale. Seppure con varie posizioni a seconda dei governi, l'Occidente ha individuato nella Cina un &#8220;avversario strategico&#8221; e ha avviato una rivalutazione complessiva dei rapporti in senso pi&#249; competitivo e assertivo, anche se aperto alla cooperazione in numerosi campi.
Ma mentre buona parte dei paesi occidentali si &#232; adattata a questo nuovo stato di cose, l'atteggiamento dell'Italia &#232; stato spesso incerto e ondivago: sotto il primo governo di Giuseppe Conte, in particolare, l'Italia aveva assunto una posizione di vicinanza esplicita alla Cina inedita per l'Europa occidentale, che aveva preoccupato gli alleati, soprattutto dopo che era stata il primo e unico paese del G7 a firmare il &#8220;memorandum d'intesa&#8221; dell'iniziativa &#8220;Belt and Road&#8221;, cio&#232; l'ampio progetto cinese che prevede grandi investimenti su infrastrutture in tutto il mondo (spesso chiamato anche &#8220;nuova via della seta&#8221;). INFATTI : Questa posizione filocinese &#232; stata modificata in parte verso la fine del secondo governo Conte, e pi&#249; decisamente con l'arrivo del governo Draghi: secondo molti osservatori, pur senza fare annunci espliciti. Negli ultimi mesi Draghi ha reso evidente con diverse decisioni sia diplomatiche sia di politica economica che l'Italia &#232; tornata ad allinearsi alle posizioni del resto dell'Europa occidentale: &#171;convintamente atlantista ed europeista&#187;, come ha detto lui stesso nel discorso d'insediamento alle Camere.
LA STORIA DAI GOVERNI CONTE AI GOVERNI DRAGHI
I rapporti con la Cina diventarono un elemento controverso della politica estera italiana con l'avvento del primo governo Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega, due partiti populisti entrambi con poca esperienza in politica estera e non allineati alle alleanze tradizionali dell'Italia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, espresse ammirazione nei confronti dell'autocrate russo Vladimir Putin, mentre il garante del M5S, Beppe Grillo, sul suo blog pubblic&#242; pi&#249; volte interventi secondo cui l'Italia avrebbe dovuto allentare i legami storici con l'Occidente per cogliere le opportunit&#224; economiche e politiche offerte dalla Cina.
La figura pi&#249; importante in questa circostanza fu Michele Geraci, un esperto di Cina che ha insegnato Finanza in diverse universit&#224; cinesi e che fu nominato sottosegretario allo Sviluppo economico con delega al commercio internazionale &#8211; in pratica, la persona che deve coordinare le attivit&#224; di promozione e sviluppo del commercio italiano nel mondo. Geraci, nominato come indipendente e inizialmente entrato nel governo su spinta della Lega, in poco tempo si avvicin&#242; al M5S, si circond&#242; di altri esperti di Cina (scelta non convenzionale: di solito un funzionario si circonda di persone esperte in campi diversi dal proprio) e concentr&#242; la gran parte delle risorse del suo ufficio sulla promozione dei commerci con la sola Cina.
Teoricamente, l'obiettivo del primo governo Conte era quello di trasformare l'Italia in un ponte tra Occidente e Cina, senza rinnegare le alleanze storiche ma mettendosi in una posizione privilegiata per approfittare dell'enorme potenziale del mercato cinese. Nella pratica, per&#242;, questa politica si tradusse in una serie di atti di ossequio nei confronti della Cina che preoccuparono molto gli Stati Uniti e gli altri paesi dell'Unione Europea.
Il principale di questi atti fu proprio la firma del memorandum sulla &#8220;Belt and Road Initiative&#8221;, il grande progetto infrastrutturale annunciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che prevede l'investimento di centinaia di miliardi di dollari in vari paesi con l'obiettivo esplicito di rafforzare le infrastrutture commerciali nel mondo, e con quello implicito di espandere l'influenza della Cina su numerosi paesi tra Africa, Asia ed Europa.
L'Italia, fin da prima del governo Conte, aveva accolto abbastanza calorosamente il progetto cinese (Paolo Gentiloni, da presidente del Consiglio, nel 2017 fu l'unico leader di un paese del G7 a partecipare al Belt and Road Forum, il grande evento internazionale legato al progetto, e in generale diversi governi italiani del passato, tra cui quelli di Romano Prodi e di Massimo D'Alema, ebbero rapporti eccellenti con la Cina), ma come gli altri paesi europei aveva cercato di tenere separata la parte delle opportunit&#224; commerciali e quella dell'influenza politica.
Con il governo Conte questa distinzione venne in gran parte meno, e il problema divenne evidente nel 2019, quando il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, durante una visita molto coreografata di Xi Jinping in Italia, firm&#242; il memorandum d'intesa sulla Belt and Road Initiative. Il documento non aveva un valore legale, n&#233; costituiva un accordo economico che impegnava le due parti in qualche modo: aveva soprattutto un valore politico e simbolico, che segnalava per la prima volta l'adesione di un paese del G7 al grande progetto cinese confermato dal G20 a Osaka nel 2019,con la presenza di Giuseppe Conte Presidente del Consiglio (ANSA/Filippo Attili/Ufficio Stampa Palazzo Chigi)
In quel periodo, l'Italia prese altre decisioni che furono percepite come favorevoli alla Cina: tra le altre cose, si disse contraria a un meccanismo di controllo degli investimenti cinesi da approvare a livello di Unione Europea, fu molto ambigua nella reazione alla repressione cinese contro le proteste per la democrazia a Hong Kong e and&#242; molto vicina a votare il candidato della Cina alla guida dell'Organizzazione mondiale per la propriet&#224; intellettuale (WIPO), contro il parere di tutti gli alleati.
Ma fu soprattutto la decisione di firmare il memorandum sulla Belt and Road a essere criticata. La firma ebbe alcune conseguenze a livello diplomatico (in quegli anni il governo non fu invitato a diverse riunioni tra leader europei in cui si parlava di Cina) e soprattutto gravi conseguenze a livello di rapporti internazionali, perch&#233; gli alleati storici cominciarono a considerare l'Italia come sempre meno affidabile: gli alleati consideravano l'Italia come &#171;l'anello debole della catena&#187; nello scontro di potere con la Cina.
A due anni di distanza, inoltre, il memorandum non ha portato praticamente nessun beneficio economico: Di Maio e Geraci avevano promesso che con l'adesione alla Belt and Road le opportunit&#224; commerciali per l'Italia sarebbero aumentate, ma nel 2020 la bilancia commerciale tra Cina e Italia, cio&#232; la differenza tra i beni comprati dall'Italia e quelli comprati dalla Cina, si &#232; aggravata, e il valore dei beni cinesi importati &#232; aumentato.
Un docente di Relazioni internazionali dell'Asia orientale all'Universit&#224; di Torino e vicepresidente del centro studi Torino World Affairs Institute, ritiene che la firma del memorandum sia stato un &#171;passo falso strategico&#187;. Operazioni come l'accordo sulla Belt and Road Initiative &#171;richiedono forti presupposti politici e segnali credibili e coerenti nel tempo ad alleati e partner&#187;. Questo &#232; un problema per un paese ad alta volatilit&#224; parlamentare come l'Italia: &#171;Priva com'&#232; di solide agende bipartisan anche sulle grandi questioni internazionali, l'Italia non &#232; oggi nelle condizioni di valorizzare in modo coerente operazioni di questo tipo, nonostante l'eccezionale professionalit&#224; del suo corpo diplomatico&#187;.
Ivan Scalfarotto, politico di Italia Viva e sottosegretario al ministero dell'Interno, che nei governi di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni era stato sottosegretario allo Sviluppo economico (la carica che poi sarebbe stata presa da Geraci con l'arrivo del governo Conte) &#232; molto pi&#249; duro. Per lui la firma del memorandum &#232; stata &#171;il pi&#249; grave errore di politica estera dell'Italia probabilmente negli ultimi 30 anni, del quale abbiamo pagato le conseguenze per lungo tempo&#187;.
CON DRAGHI
L'atteggiamento vicino alla Cina del governo Conte, e in particolare del Movimento 5 Stelle, cominci&#242; a mutare con la nascita del Conte II. Geraci non fu riconfermato come sottosegretario e soprattutto Di Maio, che nel frattempo era diventato ministro degli Esteri, cominci&#242; ad assumere posizioni sempre pi&#249; in linea con la tradizione atlantista e filo occidentale della politica estera italiana, criticando anche la Cina su argomenti come la repressione delle proteste a Hong Kong, cosa che fino a un anno prima aveva evitato di fare.
La vera svolta &#232; arrivata con il governo Draghi, che fin dall'inizio del suo mandato ha messo in chiaro che l'Italia sarebbe tornata all'atlantismo e all'europeismo di sempre &#8211; anzi, probabilmente con qualche elemento di competizione in pi&#249;. Draghi ha sostenuto con convinzione le politiche degli Stati Uniti per contrastare l'avanzata dell'influenza cinese, compreso un piano infrastrutturale esplicitamente in concorrenza con la Belt and Road.
Come ha notato il Financial Times, la discontinuit&#224; pi&#249; importante Draghi l'ha probabilmente segnata con alcune decisioni poco appariscenti di politica economica. La pi&#249; importante &#232; stata la decisione di bloccare tramite un meccanismo chiamato &#8220;Golden Power&#8221;, l'acquisizione da parte di una compagnia cinese di LPE, una piccola azienda del milanese
attiva nel settore dei microprocessori. I microchip ormai da alcuni anni sono al centro di un'importante competizione tecnologica tra Occidente e Cina, e la decisione di Draghi di intervenire su questo settore &#232; stata vista come un segnale importante del fatto che l'Italia ha abbandonato del tutto la posizione di ossequio nei confronti della Cina.
Ci sono state altre mosse simili: il governo, assieme a quello francese, ha avuto un ruolo nel bloccare l'acquisizione dell'azienda produttrice di veicoli industriali Iveco a un gruppo cinese. E, come fatto da altri governi europei, ha usato il Golden power per imporre condizioni molto severe all'utilizzo di componenti prodotti dall'azienda cinese Huawei nella costruzione della rete 5G.
Questo non significa tuttavia che l'Italia abbia assunto una posizione belligerante, anzi. I rapporti con la Cina rimangono buoni, ma il governo ha recuperato la distinzione tra rapporti commerciali e rapporti politici che si era persa con il primo governo Conte. &#171;Come ha detto il segretario di Stato americano Anthony Blinken, la Cina per alcune cose &#232; un avversario sistemico, per altre un rivale e per altre ancora un partner importante&#187;, dice Scalfarotto.
&#171;Il governo Draghi si &#232; riallineato ai rapporti tradizionali nell'ambito delle alleanze occidentali, e questo segna una notevole discontinuit&#224; con il governo Conte&#187;, dice Mario Boselli, presidente della Fondazione Italia Cina, un'associazione che ha l'obiettivo di facilitare le attivit&#224; commerciali italiane in Cina. &#171;In ambito commerciale, invece, i rapporti non hanno mai smesso di essere molto positivi&#187;. TANTO PER CHIARIRE!
Astianatte&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>I GOVERNI ITALIANI DA CONTE A DRAGHI E LA CINA</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article574</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article574</guid>
		<dc:date>2023-01-23T09:00:31Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>PILLOLE DI STORIA MODERNA La Cina, dai Governi Conte ai Governi Draghi &lt;br /&gt;Draghi ha cambiato le cose con la Cina Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese Il presidente del Consiglio Mario Draghi al summit della NATO a Bruxelles. Da qualche anno le relazioni tra l'Occidente e la Cina sono diventate uno degli elementi pi&#249; importanti della politica estera mondiale. Seppure con varie posizioni a (...)


-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;PILLOLE DI STORIA MODERNA
La Cina, dai Governi Conte ai Governi Draghi&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Draghi ha cambiato le cose con la Cina
Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese Il presidente del Consiglio Mario Draghi al summit della NATO a Bruxelles. Da qualche anno le relazioni tra l'Occidente e la Cina sono diventate uno degli elementi pi&#249; importanti della politica estera mondiale. Seppure con varie posizioni a seconda dei governi, l'Occidente ha individuato nella Cina un &#8220;avversario strategico&#8221; e ha avviato una rivalutazione complessiva dei rapporti in senso pi&#249; competitivo e assertivo, anche se aperto alla cooperazione in numerosi campi.
Ma mentre buona parte dei paesi occidentali si &#232; adattata a questo nuovo stato di cose, l'atteggiamento dell'Italia &#232; stato spesso incerto e ondivago: sotto il primo governo di Giuseppe Conte, in particolare, l'Italia aveva assunto una posizione di vicinanza esplicita alla Cina inedita per l'Europa occidentale, che aveva preoccupato gli alleati, soprattutto dopo che era stata il primo e unico paese del G7 a firmare il &#8220;memorandum d'intesa&#8221; dell'iniziativa &#8220;Belt and Road&#8221;, cio&#232; l'ampio progetto cinese che prevede grandi investimenti su infrastrutture in tutto il mondo (spesso chiamato anche &#8220;nuova via della seta&#8221;). INFATTI : Questa posizione filocinese &#232; stata modificata in parte verso la fine del secondo governo Conte, e pi&#249; decisamente con l'arrivo del governo Draghi: secondo molti osservatori, pur senza fare annunci espliciti. Negli ultimi mesi Draghi ha reso evidente con diverse decisioni sia diplomatiche sia di politica economica che l'Italia &#232; tornata ad allinearsi alle posizioni del resto dell'Europa occidentale: &#171;convintamente atlantista ed europeista&#187;, come ha detto lui stesso nel discorso d'insediamento alle Camere.
LA STORIA DAI GOVERNI CONTE AI GOVERNI DRAGHI
I rapporti con la Cina diventarono un elemento controverso della politica estera italiana con l'avvento del primo governo Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega, due partiti populisti entrambi con poca esperienza in politica estera e non allineati alle alleanze tradizionali dell'Italia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, espresse ammirazione nei confronti dell'autocrate russo Vladimir Putin, mentre il garante del M5S, Beppe Grillo, sul suo blog pubblic&#242; pi&#249; volte interventi secondo cui l'Italia avrebbe dovuto allentare i legami storici con l'Occidente per cogliere le opportunit&#224; economiche e politiche offerte dalla Cina.
La figura pi&#249; importante in questa circostanza fu Michele Geraci, un esperto di Cina che ha insegnato Finanza in diverse universit&#224; cinesi e che fu nominato sottosegretario allo Sviluppo economico con delega al commercio internazionale &#8211; in pratica, la persona che deve coordinare le attivit&#224; di promozione e sviluppo del commercio italiano nel mondo. Geraci, nominato come indipendente e inizialmente entrato nel governo su spinta della Lega, in poco tempo si avvicin&#242; al M5S, si circond&#242; di altri esperti di Cina (scelta non convenzionale: di solito un funzionario si circonda di persone esperte in campi diversi dal proprio) e concentr&#242; la gran parte delle risorse del suo ufficio sulla promozione dei commerci con la sola Cina.
Teoricamente, l'obiettivo del primo governo Conte era quello di trasformare l'Italia in un ponte tra Occidente e Cina, senza rinnegare le alleanze storiche ma mettendosi in una posizione privilegiata per approfittare dell'enorme potenziale del mercato cinese. Nella pratica, per&#242;, questa politica si tradusse in una serie di atti di ossequio nei confronti della Cina che preoccuparono molto gli Stati Uniti e gli altri paesi dell'Unione Europea.
Il principale di questi atti fu proprio la firma del memorandum sulla &#8220;Belt and Road Initiative&#8221;, il grande progetto infrastrutturale annunciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che prevede l'investimento di centinaia di miliardi di dollari in vari paesi con l'obiettivo esplicito di rafforzare le infrastrutture commerciali nel mondo, e con quello implicito di espandere l'influenza della Cina su numerosi paesi tra Africa, Asia ed Europa.
L'Italia, fin da prima del governo Conte, aveva accolto abbastanza calorosamente il progetto cinese (Paolo Gentiloni, da presidente del Consiglio, nel 2017 fu l'unico leader di un paese del G7 a partecipare al Belt and Road Forum, il grande evento internazionale legato al progetto, e in generale diversi governi italiani del passato, tra cui quelli di Romano Prodi e di Massimo D'Alema, ebbero rapporti eccellenti con la Cina), ma come gli altri paesi europei aveva cercato di tenere separata la parte delle opportunit&#224; commerciali e quella dell'influenza politica.
Con il governo Conte questa distinzione venne in gran parte meno, e il problema divenne evidente nel 2019, quando il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, durante una visita molto coreografata di Xi Jinping in Italia, firm&#242; il memorandum d'intesa sulla Belt and Road Initiative. Il documento non aveva un valore legale, n&#233; costituiva un accordo economico che impegnava le due parti in qualche modo: aveva soprattutto un valore politico e simbolico, che segnalava per la prima volta l'adesione di un paese del G7 al grande progetto cinese confermato dal G20 a Osaka nel 2019,con la presenza di Giuseppe Conte Presidente del Consiglio (ANSA/Filippo Attili/Ufficio Stampa Palazzo Chigi)
In quel periodo, l'Italia prese altre decisioni che furono percepite come favorevoli alla Cina: tra le altre cose, si disse contraria a un meccanismo di controllo degli investimenti cinesi da approvare a livello di Unione Europea, fu molto ambigua nella reazione alla repressione cinese contro le proteste per la democrazia a Hong Kong e and&#242; molto vicina a votare il candidato della Cina alla guida dell'Organizzazione mondiale per la propriet&#224; intellettuale (WIPO), contro il parere di tutti gli alleati.
Ma fu soprattutto la decisione di firmare il memorandum sulla Belt and Road a essere criticata. La firma ebbe alcune conseguenze a livello diplomatico (in quegli anni il governo non fu invitato a diverse riunioni tra leader europei in cui si parlava di Cina) e soprattutto gravi conseguenze a livello di rapporti internazionali, perch&#233; gli alleati storici cominciarono a considerare l'Italia come sempre meno affidabile: gli alleati consideravano l'Italia come &#171;l'anello debole della catena&#187; nello scontro di potere con la Cina.
A due anni di distanza, inoltre, il memorandum non ha portato praticamente nessun beneficio economico: Di Maio e Geraci avevano promesso che con l'adesione alla Belt and Road le opportunit&#224; commerciali per l'Italia sarebbero aumentate, ma nel 2020 la bilancia commerciale tra Cina e Italia, cio&#232; la differenza tra i beni comprati dall'Italia e quelli comprati dalla Cina, si &#232; aggravata, e il valore dei beni cinesi importati &#232; aumentato.
Un docente di Relazioni internazionali dell'Asia orientale all'Universit&#224; di Torino e vicepresidente del centro studi Torino World Affairs Institute, ritiene che la firma del memorandum sia stato un &#171;passo falso strategico&#187;. Operazioni come l'accordo sulla Belt and Road Initiative &#171;richiedono forti presupposti politici e segnali credibili e coerenti nel tempo ad alleati e partner&#187;. Questo &#232; un problema per un paese ad alta volatilit&#224; parlamentare come l'Italia: &#171;Priva com'&#232; di solide agende bipartisan anche sulle grandi questioni internazionali, l'Italia non &#232; oggi nelle condizioni di valorizzare in modo coerente operazioni di questo tipo, nonostante l'eccezionale professionalit&#224; del suo corpo diplomatico&#187;.
Ivan Scalfarotto, politico di Italia Viva e sottosegretario al ministero dell'Interno, che nei governi di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni era stato sottosegretario allo Sviluppo economico (la carica che poi sarebbe stata presa da Geraci con l'arrivo del governo Conte) &#232; molto pi&#249; duro. Per lui la firma del memorandum &#232; stata &#171;il pi&#249; grave errore di politica estera dell'Italia probabilmente negli ultimi 30 anni, del quale abbiamo pagato le conseguenze per lungo tempo&#187;.
CON DRAGHI
L'atteggiamento vicino alla Cina del governo Conte, e in particolare del Movimento 5 Stelle, cominci&#242; a mutare con la nascita del Conte II. Geraci non fu riconfermato come sottosegretario e soprattutto Di Maio, che nel frattempo era diventato ministro degli Esteri, cominci&#242; ad assumere posizioni sempre pi&#249; in linea con la tradizione atlantista e filo occidentale della politica estera italiana, criticando anche la Cina su argomenti come la repressione delle proteste a Hong Kong, cosa che fino a un anno prima aveva evitato di fare.
La vera svolta &#232; arrivata con il governo Draghi, che fin dall'inizio del suo mandato ha messo in chiaro che l'Italia sarebbe tornata all'atlantismo e all'europeismo di sempre &#8211; anzi, probabilmente con qualche elemento di competizione in pi&#249;. Draghi ha sostenuto con convinzione le politiche degli Stati Uniti per contrastare l'avanzata dell'influenza cinese, compreso un piano infrastrutturale esplicitamente in concorrenza con la Belt and Road.
Come ha notato il Financial Times, la discontinuit&#224; pi&#249; importante Draghi l'ha probabilmente segnata con alcune decisioni poco appariscenti di politica economica. La pi&#249; importante &#232; stata la decisione di bloccare tramite un meccanismo chiamato &#8220;Golden Power&#8221;, l'acquisizione da parte di una compagnia cinese di LPE, una piccola azienda del milanese
attiva nel settore dei microprocessori. I microchip ormai da alcuni anni sono al centro di un'importante competizione tecnologica tra Occidente e Cina, e la decisione di Draghi di intervenire su questo settore &#232; stata vista come un segnale importante del fatto che l'Italia ha abbandonato del tutto la posizione di ossequio nei confronti della Cina.
Ci sono state altre mosse simili: il governo, assieme a quello francese, ha avuto un ruolo nel bloccare l'acquisizione dell'azienda produttrice di veicoli industriali Iveco a un gruppo cinese. E, come fatto da altri governi europei, ha usato il Golden power per imporre condizioni molto severe all'utilizzo di componenti prodotti dall'azienda cinese Huawei nella costruzione della rete 5G.
Questo non significa tuttavia che l'Italia abbia assunto una posizione belligerante, anzi. I rapporti con la Cina rimangono buoni, ma il governo ha recuperato la distinzione tra rapporti commerciali e rapporti politici che si era persa con il primo governo Conte. &#171;Come ha detto il segretario di Stato americano Anthony Blinken, la Cina per alcune cose &#232; un avversario sistemico, per altre un rivale e per altre ancora un partner importante&#187;, dice Scalfarotto.
&#171;Il governo Draghi si &#232; riallineato ai rapporti tradizionali nell'ambito delle alleanze occidentali, e questo segna una notevole discontinuit&#224; con il governo Conte&#187;, dice Mario Boselli, presidente della Fondazione Italia Cina, un'associazione che ha l'obiettivo di facilitare le attivit&#224; commerciali italiane in Cina. &#171;In ambito commerciale, invece, i rapporti non hanno mai smesso di essere molto positivi&#187;. TANTO PER CHIARIRE!
Astianatte&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>LA CINA DAI GOVERNI CONTE AL GOVERNO DRAGHI</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article573</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article573</guid>
		<dc:date>2023-01-23T08:06:56Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>Draghi ha cambiato le cose con la Cina Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese &lt;br /&gt;Il presidente del Consiglio Mario Draghi al summit della NATO a Bruxelles lo scorso Da qualche anno le relazioni tra l'Occidente e la Cina sono diventate uno degli elementi pi&#249; importanti della politica estera mondiale. Seppure con varie posizioni a seconda dei governi, l'Occidente ha individuato nella Cina un (...)


-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Draghi ha cambiato le cose con la Cina
Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il presidente del Consiglio Mario Draghi al summit della NATO a Bruxelles lo scorso Da qualche anno le relazioni tra l'Occidente e la Cina sono diventate uno degli elementi pi&#249; importanti della politica estera mondiale. Seppure con varie posizioni a seconda dei governi, l'Occidente ha individuato nella Cina un &#8220;avversario strategico&#8221; e ha avviato una rivalutazione complessiva dei rapporti in senso pi&#249; competitivo e assertivo, anche se aperto alla cooperazione in numerosi campi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma mentre buona parte dei paesi occidentali si &#232; adattata a questo nuovo stato di cose, l'atteggiamento dell'Italia &#232; stato spesso incerto e ondivago: sotto il primo governo di Giuseppe Conte, in particolare, l'Italia aveva assunto una posizione di vicinanza esplicita alla Cina inedita per l'Europa occidentale, che aveva preoccupato gli alleati, soprattutto dopo che era stata il primo e unico paese del G7 a firmare il &#8220;memorandum d'intesa&#8221; dell'iniziativa &#8220;Belt and Road&#8221;, cio&#232; l'ampio progetto cinese che prevede grandi investimenti su infrastrutture in tutto il mondo (spesso chiamato anche &#8220;nuova via della seta&#8221;).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Draghi ha cambiato le cose con la Cina
Ha riportato l'Italia nell'ambito delle alleanze tradizionali, dopo che il governo Conte era andato un po' troppo vicino al regime cinese
sione dell'Italia a un grande progetto di espansione dell'influenza della Cina nel mondo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;INFATTI : Questa posizione filocinese &#232; stata modificata in parte verso la fine del secondo governo Conte, e pi&#249; decisamente con l'arrivo del governo Draghi: secondo molti osservatori, pur senza fare annunci espliciti, negli ultimi mesi Draghi ha reso evidente con diverse decisioni sia diplomatiche sia di politica economica che l'Italia &#232; tornata ad allinearsi alle posizioni del resto dell'Europa occidentale: &#171;convintamente atlantista ed europeista&#187;, come ha detto lui stesso nel discorso d'insediamento alle Camere.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;LA STORIA DAI GOVERNI CONTE AI GOVERNI DRAGHI&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I rapporti con la Cina diventarono un elemento controverso della politica estera italiana con l'avvento del primo governo Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega, due partiti populisti entrambi con poca esperienza in politica estera e non allineati alle alleanze tradizionali dell'Italia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, espresse ammirazione nei confronti dell'autocrate russo Vladimir Putin, mentre il garante del M5S, Beppe Grillo, sul suo blog pubblic&#242; pi&#249; volte interventi secondo cui l'Italia avrebbe dovuto allentare i legami storici con l'Occidente per cogliere le opportunit&#224; economiche e politiche offerte dalla Cina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La figura pi&#249; importante in questa circostanza fu Michele Geraci, un esperto di Cina che ha insegnato Finanza in diverse universit&#224; cinesi e che fu nominato sottosegretario allo Sviluppo economico con delega al commercio internazionale &#8211; in pratica, la persona che deve coordinare le attivit&#224; di promozione e sviluppo del commercio italiano nel mondo. Geraci, nominato come indipendente e inizialmente entrato nel governo su spinta della Lega, in poco tempo si avvicin&#242; al M5S, si circond&#242; di altri esperti di Cina (scelta non convenzionale: di solito un funzionario si circonda di persone esperte in campi diversi dal proprio) e concentr&#242; la gran parte delle risorse del suo ufficio sulla promozione dei commerci con la sola Cina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Teoricamente, l'obiettivo del primo governo Conte era quello di trasformare l'Italia in un ponte tra Occidente e Cina, senza rinnegare le alleanze storiche ma mettendosi in una posizione privilegiata per approfittare dell'enorme potenziale del mercato cinese. Nella pratica, per&#242;, questa politica si tradusse in una serie di atti di ossequio nei confronti della Cina che preoccuparono molto gli Stati Uniti e gli altri paesi dell'Unione Europea.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il principale di questi atti fu proprio la firma del memorandum sulla &#8220;Belt and Road Initiative&#8221;, il grande progetto infrastrutturale annunciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che prevede l'investimento di centinaia di miliardi di dollari in vari paesi con l'obiettivo esplicito di rafforzare le infrastrutture commerciali nel mondo, e con quello implicito di espandere l'influenza della Cina su numerosi paesi tra Africa, Asia ed Europa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'Italia, fin da prima del governo Conte, aveva accolto abbastanza calorosamente il progetto cinese (Paolo Gentiloni, da presidente del Consiglio, nel 2017 fu l'unico leader di un paese del G7 a partecipare al Belt and Road Forum, il grande evento internazionale legato al progetto, e in generale diversi governi italiani del passato, tra cui quelli di Romano Prodi e di Massimo D'Alema, ebbero rapporti eccellenti con la Cina), ma come gli altri paesi europei aveva cercato di tenere separata la parte delle opportunit&#224; commerciali e quella dell'influenza politica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con il governo Conte questa distinzione venne in gran parte meno, e il problema divenne evidente nel marzo del 2019, quando il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, durante una visita molto coreografata di Xi Jinping in Italia, firm&#242; il memorandum d'intesa sulla Belt and Road Initiative. Il documento non aveva un valore legale, n&#233; costituiva un accordo economico che impegnava le due parti qualche modo: aveva soprattutto un valore politico e simbolico, che segnalava per la prima volta l'adesione di un paese del G7 al grande progetto cinese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il presidente cinese Xi Jinping al G20 di Osaka, in Giappone, nel 2019 (ANSA/Filippo Attili/Ufficio Stampa Palazzo Chigi)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In quel periodo, l'Italia prese altre decisioni che furono percepite come favorevoli alla Cina: tra le altre cose, si disse contraria a un meccanismo di controllo degli investimenti cinesi da approvare a livello di Unione Europea, fu molto ambigua nella reazione alla repressione cinese contro le proteste per la democrazia a Hong Kong e and&#242; molto vicina a votare il candidato della Cina alla guida dell'Organizzazione mondiale per la propriet&#224; intellettuale (WIPO), contro il parere di tutti gli alleati.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma fu soprattutto la decisione di firmare il memorandum sulla Belt and Road a essere criticata. La firma ebbe alcune conseguenze a livello diplomatico (in quegli anni il governo non fu invitato a diverse riunioni tra leader europei in cui si parlava di Cina) e soprattutto gravi conseguenze a livello di rapporti internazionali, perch&#233; gli alleati storici cominciarono a considerare l'Italia come sempre meno affidabile: come scrisse Politico, gli alleati consideravano l'Italia come &#171;l'anello debole della catena&#187; nello scontro di potere con la Cina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A due anni di distanza, inoltre, il memorandum non ha portato praticamente nessun beneficio economico: Di Maio e Geraci avevano promesso che con l'adesione alla Belt and Road le opportunit&#224; commerciali per l'Italia sarebbero aumentate, ma nel 2020 la bilancia commerciale tra Cina e Italia, cio&#232; la differenza tra i beni comprati dall'Italia e quelli comprati dalla Cina, si &#232; aggravata, e il valore dei beni cinesi importati &#232; aumentato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Giovanni Andornino, docente di Relazioni internazionali dell'Asia orientale all'Universit&#224; di Torino e vicepresidente del centro studi Torino World Affairs Institute, ritiene che la firma del memorandum sia stato un &#171;passo falso strategico&#187;. Operazioni come l'accordo sulla Belt and Road Initiative &#171;richiedono forti presupposti politici e segnali credibili e coerenti nel tempo ad alleati e partner&#187;. Questo &#232; un problema per un paese ad alta volatilit&#224; parlamentare come l'Italia: &#171;Priva com'&#232; di solide agende bipartisan anche sulle grandi questioni internazionali, l'Italia non &#232; oggi nelle condizioni di valorizzare in modo coerente operazioni di questo tipo, nonostante l'eccezionale professionalit&#224; del suo corpo diplomatico&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ivan Scalfarotto, politico di Italia Viva e sottosegretario al ministero dell'Interno, che nei governi di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni era stato sottosegretario allo Sviluppo economico (la carica che poi sarebbe stata presa da Geraci con l'arrivo del governo Conte) &#232; molto pi&#249; duro. Per lui la firma del memorandum &#232; stata &#171;il pi&#249; grave errore di politica estera dell'Italia probabilmente negli ultimi 30 anni, del quale abbiamo pagato le conseguenze per lungo tempo&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;CON DRAGHI
L'atteggiamento vicino alla Cina del governo Conte, e in particolare del Movimento 5 Stelle, cominci&#242; a mutare con la nascita del Conte II. Geraci non fu riconfermato come sottosegretario e soprattutto Di Maio, che nel frattempo era diventato ministro degli Esteri, cominci&#242; ad assumere posizioni sempre pi&#249; in linea con la tradizione atlantista e filo occidentale della politica estera italiana, criticando anche la Cina su argomenti come la repressione delle proteste a Hong Kong, cosa che fino a un anno prima aveva evitato di fare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vera svolta &#232; arrivata con il governo Draghi, che fin dall'inizio del suo mandato ha messo in chiaro che l'Italia sarebbe tornata all'atlantismo e all'europeismo di sempre &#8211; anzi, probabilmente con qualche elemento di competizione in pi&#249;. Draghi l'ha fatto tramite alcuni gesti diplomatici: per esempio, al G7 del mese scorso ha sostenuto con convinzione le politiche degli Stati Uniti per contrastare l'avanzata dell'influenza cinese, compreso un piano infrastrutturale esplicitamente in concorrenza con la Belt and Road.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come ha notato il Financial Times, la discontinuit&#224; pi&#249; importante Draghi l'ha probabilmente segnata con alcune decisioni poco appariscenti di politica economica. La pi&#249; importante &#232; stata la decisione presa a marzo di bloccare (tramite un meccanismo chiamato &#8220;Golden Power&#8221;, che in pratica d&#224; al governo il potere di intervenire su acquisizioni in settori strategici) l'acquisizione da parte di una compagnia cinese di LPE, una piccola azienda del milanese con una settantina di dipendenti che &#232; attiva nell'importantissimo settore dei microprocessori. I microchip ormai da alcuni anni sono al centro di un'importante competizione tecnologica tra Occidente e Cina, e la decisione di Draghi di intervenire su questo settore &#232; stata vista come un segnale importante del fatto che l'Italia ha abbandonato del tutto la posizione di ossequio nei confronti della Cina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ci sono state altre mosse simili: ad aprile il governo, assieme a quello francese, ha avuto un ruolo nel bloccare l'acquisizione dell'azienda produttrice di veicoli industriali Iveco a un gruppo cinese. E, come fatto da altri governi europei, ha usato il Golden power per imporre condizioni molto severe all'utilizzo di componenti prodotti dall'azienda cinese Huawei nella costruzione della rete 5G.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo non significa tuttavia che l'Italia abbia assunto una posizione belligerante, anzi. I rapporti con la Cina rimangono buoni, ma il governo ha recuperato la distinzione tra rapporti commerciali e rapporti politici che si era persa con il primo governo Conte. &#171;Come ha detto il segretario di Stato americano Anthony Blinken, la Cina per alcune cose &#232; un avversario sistemico, per altre un rivale e per altre ancora un partner importante&#187;, dice Scalfarotto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#171;Il governo Draghi si &#232; riallineato ai rapporti tradizionali nell'ambito delle alleanze occidentali, e questo segna una notevole discontinuit&#224; con il governo Conte&#187;, dice Mario Boselli, presidente della Fondazione Italia Cina, un'associazione che ha l'obiettivo di facilitare le attivit&#224; commerciali italiane in Cina. &#171;In ambito commerciale, invece, i rapporti non hanno mai smesso di essere molto positivi&#187;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>il computer quantistico e le nuove scoperte fisiche.Racconto breve</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article469</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article469</guid>
		<dc:date>2021-06-25T09:09:20Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>RACCONTO BREVE. IL COMPUTER QUANTISTICO Una gelida notte invernale In una delle nostre citt&#224; d'Italia. Un bel cielo di stelle. La luna piena alta fra costellazioni e qualche anonima stella solitaria. Un venticello secco e freddo di natura montana. Camminavo in fretta incappucciato dalla felpa di ultima generazione della mia potente arte marziale , tracciata con punti di rosso striscianti sul tessuto nero , indicanti passaggi di energia fra due corpi avvinghiati. Andavo fiero in quel tempo (...)

-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;RACCONTO BREVE.
IL COMPUTER QUANTISTICO Una gelida notte invernale In una delle nostre citt&#224; d'Italia. Un bel cielo di stelle. La luna piena alta fra costellazioni e qualche anonima stella solitaria. Un venticello secco e freddo di natura montana. Camminavo in fretta incappucciato dalla felpa di ultima generazione della mia potente arte marziale , tracciata con punti di rosso striscianti sul tessuto nero , indicanti passaggi di energia fra due corpi avvinghiati. Andavo fiero in quel tempo del mio impegno marziale e ne ero assai soddisfatto . Fra un passo e l'altro, e qualche goccia che usciva irrimediabilmente dal naso ghiacciato, il mio pensiero correva , fra quel cielo stellato, cos&#236; bello ed immenso e iniziai a sognare un universo di Quanti di luce , di Quanti di pensiero, di Quanti di energia. D'un tratto poi ebbi l'idea di essere davanti ad un computer Quantico, collegato al mio cervello con due elettrodi. Una sinergia fra i miei globi del pensiero e questo computer sul quale muovevano gli effetti della mia espressione manuale che scrive, scriveva , formule e idee. Chiacchiere del presente e del futuro. Pensieri che si accavallavano fra la mente e il computer. E i pensieri scorrevano sul monitor, fra formule, equazioni differenziali e d'un tratto cose strane apparvero, sconosciute e scorrevano veloci. sequenze di numeri e di lettere, che la mia mente dettava in un susseguirsi continui di impulsi , che giungevano da questo elaboratissimo computer alla mia povera mente , che in un attimo le rielaborava e le riconduceva trascritte su questo monitor, su cui apparivano infinite sequenze che io via via rielaboravo e trascrivevo con una traduzione istantanea proveniente da questo computer... Mi chiesi ad un certo punto perch&#233; non impazzissi. Invece godevo di una calma incomprensibile e di una concentrazione di difficile se non impossibile descrizione. Mi domandavo cosa mi stesse accadendo, ma non ebbi il tempo di darmi risposte. E via in questo mondo che si avviava a costruire immagini tridimensionali di citt&#224; che non potevo comprendere. Di cittadini che non riuscivo a descrivere nella loro dimensione umana: pareva fossero nuvole di vita intelligente a galleggiare nell'armonia di queste citt&#224;... Mi apparve poi un lungo viale , diritto fra due parallele . All'infinito un puntino luminoso. Si ingrandiva via via che il mio pensiero lo coglieva . e si ingrandiva , Sempre pi&#249; grande luminoso . Il mio pensiero li fisso laggi&#249; fra quella luce, sempre pi&#249; gigante , sempre pi&#249; forte , che per&#242; non mi dava disturbo: stavo come in una culla di luce che mi carezzava il volto mi faceva stare bene.. E poi un volto , un volto d'uomo con una folta barba e lunghi biondi capelli, che sorrideva. Quel volto poi divenne di Donna. bellissimo.. Una bellezza da non poter descrivere, che mi prendeva l'anima e l'intero mio pensiero. E poi divenne bimbo, agnello, un immenso prato verde. Si alz&#242; poi alta fra una dolce melodia di note sconosciute, fra una schiera di Angeli, una grande figura che non so perch&#233; dava a me la sensazione di essere la somma di tutto ci&#242; che avevo visto fino a quel momento. Allung&#242; la mano verso di me e disse Vieni figlio mio, ora siamo insieme : ce l'hai fatta a raggiungermi. Bravo!. Professore! Professore! Si svegli &#232; tardi lo aspettano all'universit&#224;. Ma, ma, chi mi aspetta? professore cosa gli sta accadendo? Niente Silvana , niente, ho soltanto incontrato DIO.
Infine coi muoni,forse si rimetter&#224; in discussione il modello standard della Fisica. Infatti: Gli ultimi risultati della collaborazione internazionale di fisici che studia come varia lo spin di un muone quando questa particella si muove attraverso un campo magnetico - un valore noto come &quot;muon g-2&quot; - mostrano una deviazione dalle previsioni teoriche. ASTIANATTE&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>TEMPI MODERNI</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article468</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article468</guid>
		<dc:date>2021-06-22T20:24:13Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>TEMPI MODERNI Il DDL Zan prevede oltre alla difesa della donna e delle persone portatori di handicap, soprattutto l'apertura dei centri antidiscriminazione e una giornata nazionale contro l'omofobia, indicata nel 17 maggio. Questa celebrazione dovrebbe avere finalit&#224; educative anche nelle scuole elementari, attraverso attivit&#224; legate alla promozione della cultura del rispetto e della inclusione e a contrastare ogni pregiudizio. Ergo questa giornata contro l'omofobia, la lesbofobia, la (...)

-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;TEMPI MODERNI
Il DDL Zan prevede oltre alla difesa della donna e delle persone portatori di handicap, soprattutto l'apertura dei centri antidiscriminazione e una giornata nazionale contro l'omofobia, indicata nel 17 maggio. Questa celebrazione dovrebbe avere finalit&#224; educative anche nelle scuole elementari, attraverso attivit&#224; legate alla promozione della cultura del rispetto e della inclusione e a contrastare ogni pregiudizio. Ergo questa giornata contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, diventerebbe una vera e propria strategia educativa comprensiva del comparto istruzione nazionale.Tutto ci&#242; avviene col coordinamento degli Enti locali e delle Associazioni che curano questi temi. Su tutto ci&#242; il Vaticano ha fatto delle osservazioni scritte , riguardo ad alcune incompatibilit&#224; col Concordato fra Stato e Chiesa e per questo si chiedono modifiche. Di fatto si dovranno fare tavoli di incontro fra Governo Italiano e Organi di Governo vaticani. A tutti coloro che invocano la totale laicit&#224; dello Stato Italiano e la sua totale distinzione da un altro Stato, il Vaticano , &#232; bene ricordare che nel dopo guerra fu scritto un Concordato a modifica dei Patti Lateranensi, scritti nel periodo fascista fra Stato dell'epoca e Chiesa, peraltro voluti e condivisi da Togliatti e infine negli anni 80 con il Governo presieduto da B. Craxi si concluse con la modifica dell'attuale Concordato , riguardo al quale oggi la Chiesa chiede il dovuto rispetto . E' bene concludere con la famosa frase di C. B. Conte di Cavour , che al frate che gli port&#242; la benedizione in punto di morte si rivolse e disse: &quot; Frate , Frate, Libera Chiesa in Libero Stato&quot; . Che dire dunque? L'argomento &#232; di cos&#236; grande spessore culturale e civile che , vista la Storia del nostro paese, non pu&#242; prescindere da un confronto serio con la Chiesa Cattolica e con lo Stato Vaticano che la rappresenta.&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>L'ANARCHIA</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article467</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article467</guid>
		<dc:date>2021-06-20T08:05:17Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>Il valore delle persone risiede in ci&#242; che sanno dare all'umanit&#224;, non in quello che sanno prendere. La stessa cosa vale per le istituzioni societarie. Il nostro virus &#232; lo Stato. Poi &#232; vero che si devono fare domande al nostro cuore e si deve rispondere senza mentire. Per&#242; questo &#232; un aspetto che deve essere comune ad ogni civilt&#224;. L'Anarchia &#232; altra cosa: &#232; contro ogni modello di Stato. INFATTI : le Democrazie poi su questo pianeta hanno avuto la meglio su tutto quello che si prospettava (...)

-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;Il valore delle persone risiede in ci&#242; che sanno dare all'umanit&#224;,
non in quello che sanno prendere. La stessa cosa vale per le
istituzioni societarie. Il nostro virus &#232; lo Stato. Poi &#232; vero che si devono fare domande al nostro cuore e si deve rispondere senza mentire. Per&#242; questo &#232; un aspetto che deve essere comune ad ogni civilt&#224;. L'Anarchia &#232; altra cosa: &#232; contro ogni modello di Stato.
INFATTI : le Democrazie poi su questo pianeta hanno avuto la meglio su tutto quello che si prospettava autoritario , violento, senza capo n&#233; fine. Riguardo alla Anarchia , che &#232; una &quot;Idea&quot; sempre e comunque contro ogni forma di Stato, e quindi di Regola e quindi di Legge, se non quelle dettate dal proprio sentimento, &#232; rimasta una &quot;Idea&quot;, bella per molti sognatori , inapplicabile per&#242; in ogni forma comunitaria che la Storia ci ha insegnato nella vita fino ai nostri giorni. Necessaria invece la visione Socialista per una societ&#224; pi&#249; giusta, che nella storia delle Civilt&#224; ha dato grandi contributi, per il benessere di tutti. Da non confondere per&#242; con lo stravolgimento Culturale , Morale e Civile, che le ideologie Staliniste hanno inteso dare al pianeta, causando danni e per finire poi con al condanna della Storia. Da ricordare infine , senn&#242; non torna pi&#249; nulla, che la prima ed unica societ&#224; Comunista, che la civilt&#224; ha avuto nella sua storia, &#232; stata quella della Comune di Parigi, pensata da un Socialista utopista che si chiamava Proudhon , i cui dettati se vogliamo chiamarli tali, uscivano da una visione libertaria della societ&#224;, che doveva garantire i diritti di tutti. Dur&#242; per&#242; solo un paio di mesi e fin&#236; nel sangue Anche se poi se ne appropriarono Marx ed Engels, affermando che quelle applicazioni scaturivano dai loro pensieri. Insomma L'Anarchia non ha avuto spazi se non nel bel pensiero di qualche intellettuale, che per&#242; quando ha inteso applicarlo, esso &#232; stato violento e senza risultati.&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>IL COMPUTER QUANTICO racconto breve</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article466</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article466</guid>
		<dc:date>2021-06-09T21:20:24Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>RACCONTO BREVE. IL COMPUTER QUANTISTICO &lt;br /&gt;Una gelida notte invernale In una delle nostre di questo meraviglioso paese. Un bel cielo di stelle. La luna piena alta fra costellazioni e qualche anonima stella solitaria. Un venticello secco e freddo, di natura montana. Camminavo in fretta incappucciato in una felpa di ultima generazione della mia potente arte marziale. Era tracciata con punti di rosso striscianti sul tessuto nero , indicanti passaggi di energia fra due corpi avvinghiati. Andavo (...)


-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;RACCONTO BREVE.
IL COMPUTER QUANTISTICO&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una gelida notte invernale In una delle nostre di questo meraviglioso paese. Un bel cielo di stelle. La luna piena alta fra costellazioni e qualche anonima stella solitaria. Un venticello secco e freddo, di natura montana. Camminavo in fretta incappucciato in una felpa di ultima generazione della mia potente arte marziale. Era tracciata con punti di rosso striscianti sul tessuto nero , indicanti passaggi di energia fra due corpi avvinghiati. Andavo fiero in quel tempo del mio impegno marziale e ne ero assai soddisfatto . Fra un passo e l'altro, qualche goccia che usciva irrimediabilmente dal naso ghiacciato, il mio pensiero correva , fra quel cielo stellato, cos&#236; bello ed immenso ed iniziai a sognare un universo di quanti di luce , di quanti di pensiero, di quanti di energia. D'un tratto poi ebbi l'idea di essere davanti ad un computer velocissimo, quantistico pensai tra me. Stava collegato al mio cervello con due elettrodi. Una sinergia fra i miei globi del pensiero e questo computer sul quale muovevano gli effetti della mia espressione manuale, che di solito scrive cose normali. Ora per&#242; scriveva formule e idee. Chiacchiere del presente e del futuro. Pensieri che si accavallavano fra la mia mente e il computer. Parole, numeri, formule correvano sul monitor, che pareva impazzito fra formule, equazioni differenziali, modelli matematici. D'un tratto cose strane apparvero, a me sconosciute e scorrevano veloci su quel monitor . Sequenze di numeri e di lettere, che la mia mente dettava in un susseguirsi continuo di impulsi , che giungevano da questo elaboratissimo computer fino alla mia povera mente , che in un attimo li rielaborava fra i miei stupori , (mi chiedevo cosa stesse accadendo ai miei pensieri e alla mia mente) e le riconduceva trascritte su questo monitor, su cui apparivano infinite sequenze che io via via rielaboravo e trascrivevo con una traduzione istantanea proveniente da questo computer... Mi chiesi ad un certo punto perch&#233; non impazzissi. Invece godevo di una calma incomprensibile . Di una concentrazione di difficile se non impossibile descrizione. Mi domandavo cosa mi stesse accadendo, ma non ebbi il tempo di darmi risposte. E via in questo mondo che si avviava a costruire immagini tridimensionali di citt&#224; che non potevo comprendere. Di cittadini che non riuscivo a descrivere nella loro dimensione umana: pareva fossero nuvole di vita intelligente a galleggiare nell'armonia di queste citt&#224;. Mi apparve poi un lungo viale , diritto fra due file parallele di alberi e lontanissimo un puntino luminoso. Si ingrandiva via via che il mio pensiero lo coglieva . E si ingrandiva . Sempre pi&#249; grande luminoso . Il mio pensiero li fisso laggi&#249; fra quella luce, sempre pi&#249; gigante , sempre pi&#249; forte , che per&#242; non mi dava disturbo: stavo come in una culla di luce che mi carezzava il volto. Mi faceva stare bene.. E poi un volto , un volto d'uomo con una folta barba e lunghi biondi capelli, che sorrideva. Quel volto poi divenne di Donna. bellissimo.. Una bellezza da non poter descrivere, che mi prendeva l'anima e l'intero mio pensiero. E poi divenne bimbo, agnello, un immenso prato verde. Si alz&#242; poi alta fra una dolce melodia di note sconosciute e una schiera di Angeli, una grande figura, che non so perch&#233; dava a me la sensazione di essere la somma di tutto ci&#242; che avevo visto fino a quel momento. Allung&#242; la mano verso di me e disse Vieni figlio mio, ora siamo insieme : ce l'hai fatta a raggiungermi. Bravo!. Professore?? Professore?? Si svegli &#232; tardi lo aspettano all'universit&#224;?? Ma, ma, chi mi aspetta? professore cosa gli sta accadendo? Niente Silvana , niente, ho soltanto incontrato DIO.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ASTIANATTE&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>SEGUE HEGEL</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article460</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article460</guid>
		<dc:date>2021-05-30T08:03:01Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>Hegel nega che esista una legge naturale (=precedente le leggi poste dagli stati): vano &#232; affannarsi con la legge morale, come faceva Kant (certo, prendendosela con lui ha miglior gioco: Kant era la caricatura della moralit&#224; naturale); la moralit&#224; non &#232; faccenda personale, non &#232; il mio rapporto con la legge (e questo passi) n&#232; il mio rapporto col Destino (e qui Hegel sbaglia).Retour ligne automatique Avrebbe ragione a dire che una lotta senza tregua contro la propria non-moralit&#224; (quale la (...)

-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Hegel nega che esista una legge naturale (=precedente le leggi poste dagli stati): vano &#232; affannarsi con la legge morale, come faceva Kant (certo, prendendosela con lui ha miglior gioco: Kant era la caricatura della moralit&#224; naturale); la moralit&#224; non &#232; faccenda personale, non &#232; il mio rapporto con la legge (e questo passi) n&#232; il mio rapporto col Destino (e qui Hegel sbaglia).Retour ligne automatique
Avrebbe ragione a dire che una lotta senza tregua contro la propria non-moralit&#224; (quale la pensava Kant) &#232; controproducente e insostenibile, se si fonda sulle proprie forze e in virt&#249; di un proprio progetto e non avendo presente altro che il proprio io, da rendere perfetto: senza rapporto con un TU non c'&#232; vera morale.Retour ligne automatique
Ma ha avuto torto a buttar via, col moralismo kantiano, la stessa idea di morale, di dovere che l'individuo, anzi la persona avverte in s&#232; e che non &#232; condizionabile o cancellabile dalla societ&#224;.Retour ligne automatique
Di conseguenza affida tutto alla legge positiva: &quot;tutto ci&#242; che &#232; reale &#232; razionale&quot;, ossia la legge dello stato (ci&#242; che &#232; &quot;reale&quot;) ha sempre ragione (&#232; &quot;razionale&quot;). Anche quando chiede di uccidere, o di torturare: ha sempre ragione. Inutile tormentarsi: in piena tranquillit&#224; si pu&#242; e deve obbedire allo Stato. Non esiste termine di paragone per la legge positiva.Retour ligne automatique
Nello stato e solo in esso quindi si attua pienamente l'uomo: n&#233; la famiglia (importante s&#236;, ma solo se relazionata alla totalit&#224; statale), n&#232; la societ&#224; (che secondo Hegel &#232; minata dagli egoismi individuali, non ha una vera unit&#224; ma &#232; solo una somma di tanti interessi particolari) costituiscono ambiti degni di una stima e di un rispetto incondizionati, ma solo lo StatoRetour ligne automatique
&quot;la realt&#224; della libert&#224; concreta &#232; volont&#224; divina, in quanto spirito esplicantesi a forma reale e ad organizzazione di un mondo&quot; , &quot;&#232; totalit&#224; organica che precede gli individuiRetour ligne automatique
&quot;tutto ci&#242; che l'uomo &#232;, lo deve allo Stato: solo in esso egli ha la sua essenza.[..] Lo stato &#232; l'unit&#224; della volont&#224; universale, essenziale, e di quella soggettiva.&quot; Retour ligne automatique
&quot;Lo Stato non esiste per i cittadini: si potrebbe dire che esso &#232; il fine, e quelli sono i mezzi.&quot;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;la storiaRetour ligne automatique
Non esiste un solo stato, e il rapporto tra gli stati non &#232; qualcosa di statico: dalla molteplicit&#224; degli stati, in dinamica evoluzione nasce la storia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in generaleRetour ligne automatique
E' possibile comprendere la storia, la sua logica. Infatti solo apparentemente la storia &#232; un succedersi di eventi casuali, contingenti. In realt&#224; essa &#232; razionale, di una razionalit&#224; che non deve essere creduta, come potrebbe essere nel caso di una teologia della storia, ma pu&#242; essere saputa, compresa dalla ragione. Dunque esiste una filosofia della storia. E questa coglie non solo delle linee generali, delle leggi universali, delle costanti, ma capisce esaurientemente ogni dettaglio concreto della storia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Che cosa &#232; allora la storia? In generale essa &#232; attuazione e manifestazione progressiva della ragione, dell'Assoluto, dello Spirito. Infatti Dio diviene, si realizza, nella storia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'Assoluto &#232; quindi esaurientemente nella storia. Non esiste perci&#242; niente di metastorico. Non esiste giustizia metastorica (lo si &#232; gi&#224; visto: non esiste un diritto naturale metastorico):Retour ligne automatique
piuttosto &quot;la storia universale &#232; in giudizio universale&quot; (Weltgeschichte ist Weltgericht, &#167; 548). Dunque:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;tutto ci&#242; che accade nella storia ha una sua ragione, una sua necessit&#224;, come momento inevitabile del dispiegarsi della Ragione assoluta;Retour ligne automatique
anche la guerra &#232; giustificata, ed &#232; bene, n&#233; pu&#242; essere eliminata (in ci&#242; H. si stacca non solo dal Cristianesimo ma anche da Kant).Retour ligne automatique
Il fine della storia in questa prospettiva &#232; &quot;che lo spirito giunga al sapere di ci&#242; che esso realmente &#232; (...) manifesti ogettivamente s&#232; stesso&quot;, ossia &#232; la piena automanifestazione dello spirito in una realt&#224; storico-oggettiva.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La modalit&#224; attraverso cui si giunge a tale fine &#232;:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;il succedersi di vari popoli (in effetti l'azione dell'individuo, dice H., &#232; tanto pi&#249; efficace, quanto pi&#249; si innerva nella vita del suo popolo), in cui via via si incarna lo Spirito universale;Retour ligne automatique
quest'ultimo si serve anche di motivazioni passionali e particolari per raggiungere attraverso di esse dei fini universali: si attua cos&#236; la astuzia della ragione;Retour ligne automatique
nella storia si evidenziano dei personaggi di speciale portata, degli eroi o weltgeschichtlichen individuen (individui storico-universali), che sanno cogliere il sebso in cui va la storia, e sanno collocarsi su un punto di vista superiore (bech&#233; in qualche modo anche loro soggiacciano alla Astuzia della Ragione); il loro segno &#232; il successo, e la gente comune sente che li deve seguire (si pensi a personaggi come Alessandro Magno, Cesare, Napoleone).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In particolare&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Hegel ripartisce la storia in tre grandi momenti:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;il mondo orientale&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;caratterizzato dalla sottomissione di tutti (al monarca, solo libero)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;il mondo greco-romano&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;caratterizzato dalla libert&#224; di alcuni (accanto per&#242; alla schiavit&#249; di altri)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;il mondo cristiano-germanico&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;caratterizzato dalla libert&#224; di tutti&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;lo spirito assolutoRetour ligne automatique
Si scandisce, ancora una volta, in tre momenti: arte, religione e filosofia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nell'arte l'Idea si coglie ancora avviluppata in un involucro materiale, il contenuto (l'Idea) &#232; racchiuso in una forma (materiale):Retour ligne automatique
a seconda di come si rapportino contenuto ideale e forma materiale Hegel distingue tre tipi di arte:Retour ligne automatique
simbolica, in cui l'Idea &#232; come sommersa dall'involucro materiale-oggettivo:Retour ligne automatique
classica, in cui si raggiunge un equilibrio tra forma e contenuto (Hegel apprezza molto la bellezza dell'arte classica, e in &#232;particolare greca, quale vertice estetico insuperabile);Retour ligne automatique
romantica, in cui la soggettivit&#224; creativa tende a prevalere sulla oggettivit&#224; materiale, per cui la forma trabocca del contenuto, che sempre meno ne soporta le regole e i vincoli; si prefigura, al termine della parabola dell'arte romantica (non limitata peraltro a ci&#242; che comunemente si intende con tale espressione) una fine dell'arte, che deve trapassare in forme pi&#249; alte e adeguate di autocoscienza spirituale.Retour ligne automatique
Nella religione lo Spirito si coglie stavolta non pi&#249; in un dato materiale, ma nel suo essere spirito; tuttavia lo struimento di tale cogliersi non &#232; ancora la ragione, ma l'immaginazione, la rappresentazione, per cui permane una distanza tra finito e Infinito: Dio viene immaginato come un Essere trascendente (ci&#242; che per Hegel &#232; sbagliato).Retour ligne automatique
Tra tutte le religioni sono da ritenersi privilegiate quelle monotestiche, che ammettono che il Divino sia Infinito. E tra i monoteismi eccelle il Cristianesimo, che i seguenti pregi:Retour ligne automatique
concepisce l'Infinito come dinamico e non statico (a differenza di Ebraismo e Islam): Dio &#232; Trinit&#224;, prefigurazione, ai suoi occhi, della sua dialettica di tesi/antitesi e sintesi;Retour ligne automatique
la sua idea di Incarnazione di Dio prefigura (mitologicamente) l'idea razionale della identit&#224; tra umano e divino; quello che la fede cristiana ritiene essere vero solo dell'Uomo Ges&#249; di nazaret, la filosofia hegeliana lo ritiene vero per l'umanit&#224; in quanto tale;Retour ligne automatique
solo nella filosofia si ha una piena e perfetta autocoscienza dello Spirito, che valendosi finalmente della ragione, del concetto, si sa ormai Dio, sa di essere la totalit&#224;, l'infinito.Retour ligne automatique
noteRetour ligne automatique
1. il divenire sembra paradossale, e si possono fare in effetti delle obiezioni, &quot;ad esempio che &#232; lo stesso se la mia casa, il mio patrimonio, l'aria che respiro, questa citt&#224;, il diritto, il sole, lo spirito, Dio, siano o non siano:&quot; (&#167;88 ):&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Hegel risponde che a) questi esempi concernono cose utili, e la domanda &#232; in realt&#224; se interessino a me (se mi siano utili, e se mi sia indifferente che siano o meno): ma la filosofia deve staccare dal criterio di utilit&#224;; b) comunque, in generale, l'essere e il nulla che si identificano non sono riempiti di contenuti determinati, ma sono vuoti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;INDIETRO&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



	<item>
		<title>Pillole</title>
		<link>http://www.tobagi.eu/spip.php?article455</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.tobagi.eu/spip.php?article455</guid>
		<dc:date>2021-05-23T18:42:52Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		

<category domain="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12">FILOSOFIA E STORIA</category>


		<description>Pillole di bombe atomiche sparse per l'Europa dell'era moderna &lt;br /&gt;2 fEYERABEND AL TRAMONTO &lt;br /&gt;Forse non tutti sanno che negli anni 60 , in piena guerra fredda, un aereo USA B52 in ricognizione continua nei cieli della Spagna, con bombe atomiche a bordo, durante un rifornimento ad alta quota, entr&#242; in collisione con l'altro aereo cisterna e tutti e due si incendiarono e caddero al suolo in territorio Spagnolo. Gli occupanti dell'aereo cisterna morirono nella esplosione, mentre gli altri del B52 (...)


-
&lt;a href="http://www.tobagi.eu/spip.php?rubrique12" rel="directory"&gt;FILOSOFIA E STORIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pillole di bombe atomiche sparse per l'Europa dell'era moderna&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;2 fEYERABEND AL TRAMONTO&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Forse non tutti sanno che negli anni 60 , in piena guerra fredda, un aereo USA B52 in ricognizione continua nei cieli della Spagna, con bombe atomiche a bordo, durante un rifornimento ad alta quota, entr&#242; in collisione con l'altro aereo cisterna e tutti e due si incendiarono e caddero al suolo in territorio Spagnolo. Gli occupanti dell'aereo cisterna morirono nella esplosione, mentre gli altri del B52 si proiettarono fuori e in qualche modo si salvarono. Delle 4 bombe atomiche , che non erano armate per esplodere, ma erano cariche di plutonio , tre si disintegrarono nell'impatto ma una non fu mai trovata. L'area interessata per chilometri , fu lasciata ad alto rischio radiazioni per la forte presenza di agenti radioattivi . Era il 1966. In Spagna c'era il Presidente Franco , che conosceva l'operazione militare degli americani. Gli americani comunque continuarono con questi pattugliamenti nei cieli del pianeta ai confini con L'Unione Sovietica.
Nel 1968, per&#242; un altro B52 che sorvolava i Ghiacciai della Groenlandia, in territorio Danese, anch'esso con 4 bombe atomiche a bordo, non innescate per l'esplosione, ebbe un incendio a bordo causato dagli impianti del riscaldamento, e gli occupanti l'aereo dovettero abbandonarlo. Cadde rovinosamente sui ghiacci ad oltre mille chilometri di velocit&#224; e si disintegr&#242;. Anche in quest incidente di una bomba non se ne seppe nulla. mentre delle altre tre furono raccolti i pezzi . Fu poi trovata la quarta con un sottomarino in profondit&#224; sotto i ghiacciai, ma li &#232; rimasta ed oggi sta ancora la sotto. Anche in questo caso un'area vasta del ghiacciaio fu compromessa dalle radiazioni . Fu poi ripulita da personale Danese e Americano. Alcuni furono investiti malamente da queste radiazioni che li condussero alla morte. L'America per&#242; non ha mai aiutato la Danimarca , che peraltro non era a conoscenza di questi voli e non li aveva autorizzati. Ecco, il nostro paese, ormai dalla fine della guerra ed era il 1945, ha alcune basi militari su grandi aree di territorio Italiano, una anche nei territori Pisani e Livornesi: di certo ben armate anche nei sottosuoli, di cui nessuno &#232; a conoscenza di cosa ci sia , tranne ci&#242; che si vede passando dalle strade adiacenti. Insomma: SPERIAMO BENE. Poi nessuno nega il ruolo che L'America ha svolto per liberare il pianeta dal Nazismo e dal fascismo. Senza gli americani forse non ce l'avremmo mai fatta . Dopo ci ha evitato anche dalle potenziali invasioni militari delle forze sovietiche, comandate come si sa da Stalin e dai suoi successori e magari anche guidate e condivise politicamente dai Partiti Comunisti in loco. Per&#242; oggi vorremmo conoscere magari di pi&#249;, di questi territori occupati, e bont&#224; loro poter vedere o almeno sperare anche nella fine di queste occupazioni.
Astianatte&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;FEYERABEND AL TRAMONTO?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La maggior parte degli scienziati non apprezzano affatto Feyerabend. Invece un'&#233;lite di scienziati un po' stravaganti lo stima molto. Tra questi c'era il paleontologo S.J. Gould: confid&#242; a Feyerabend che Contro il metodo[1] lo aveva ispirato nel costruire assieme a N. Eldredge la sua teoria innovatrice degli &#8220;equilibri punteggiati&#8221; nell'evoluzione biologica. Feyerabend citava compiaciuto questo riconoscimento.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il rigetto del pensiero di Feyerabend &#232; dovuto al fatto che tanti scienziati oggi sono stati educati a pensare che la sola cosa che conti nella scienza sia il suo metodo. Invece a Feyerabend, che pure &#232; stato allievo di Popper, delle scienze piacevano le scoperte. Quando nel 1992 tenne un seminario all'Universit&#224; di Trento a cui partecipai, venne anche un ordinario di fisica teorica. In una discussione informale tra i partecipanti alla fine del seminario, il fisico disse a un certo punto che la fisica in fondo &#232; ben poca cosa, che il suo solo merito &#232; l'avere un certo metodo&#8230; Silenzio imbarazzato dei presenti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'importanza di Feyerabend non consiste nell'aver aperto un nuovo orizzonte di filosofia della scienza, piuttosto nell'aver chiuso forse definitivamente il filone pi&#249; rigoglioso del pensiero epistemologico moderno. Il filone austro-anglo-americano che, a partire da Mach, percorre un secolo intero attraverso il Circolo di Vienna, Popper, Quine, Kuhn, Lakatos&#8230; La biografia di Feyerabend &#8211; austriaco trapiantato in Inghilterra e poi in California &#8211; sembra riassumere lo spostamento spazio-temporale di questo movimento, nato in Austria e adottato dai paesi anglofoni. Feyerabend cos&#236; come Occam chiuse nominalisticamente la stagione scolastica e Hume chiuse scetticamente quella dell'empirismo britannico. Questo glorioso filone di pensiero &#232; stato sempre assillato dalla necessit&#224; della demarcazione. Con Feyerabend questo bisogno si estingue: anything goes, tutto va bene.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;1.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La demarcazione che interessava il Circolo di Vienna era quella tra enunciati significanti ed enunciati non significanti. Per i positivisti logici un enunciato &#232; significante se e solo se &#232; verificabile: quindi il significato di una proposizione &#232; il metodo della sua verifica empirica. In questa prospettiva, tutte le proposizioni metafisiche non sono false, ma insignificanti. Tutto il nostro sapere &#232; induttivo, e quanto alle proposizioni logico-matematiche, esse sono necessariamente vere nella misura in cui sono tautologie, &#8220;a = a&#8221;. Il guaio per&#242; &#232; che in questo mare della non-significanza viene buttata non solo l'acqua sporca della metafisica, ma anche tutti quei bei bambini come gli enunciati etici, estetici, espressivi&#8230;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per Karl Popper invece la demarcazione che conta non &#232; tra enunciati significanti e non-significanti, ma tra enunciati teorici scientifici e non scientifici. Ovvero, tutto ci&#242; che &#232; metafisica, estetica, etica, filosofia&#8230; &#232; significante ma non &#232; scientifico. Anzi, la metafisica costituisce il &#8220;terreno fertile&#8221; per la scienza: alcune teorie nascono come metafisiche, cio&#232; non falsificabili e dunque non scientifiche, e diventano scientifiche con il tempo (il caso pi&#249; celebre &#232; quello dell'atomismo). Per Popper una proposizione &#232; scientifica nella misura in cui pu&#242; essere falsificata con precisione: insomma, la scienza va avanti per prove ed errori. Le proposizioni della psicoanalisi &#8211; una dottrina che Popper prende particolarmente di mira &#8211; sono molto significative ma non sono scientifiche perch&#233; &#232; impossibile confutarle. Ovvero, il suo &#8220;contenuto empirico&#8221; &#232; molto povero perch&#233; ha ben pochi asserti-base che siano potenzialmente in grado di essere confutati. Il sapere scientifico non si costruisce insomma per induzione, come pensano i neopositivisti, ma per selezione grazie alla sperimentazione falsificante. Questo significa che una proposizione scientifica &#8211; che Popper chiama &#8220;congettura&#8221; &#8211; non pu&#242; mai essere definitivamente verificata, ma pu&#242; essere solo corroborata. Le teorie scientifiche affermate sono quelle pi&#249; corroborate, ovvero che hanno resistito ai tentativi di falsificarle finora pi&#249; ingegnosi. Questa &#232; ormai la vulgata filosofica ufficiale sulla scienza in Italia, quella che si insegna nei licei.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Bench&#233; in Popper si tratti comunque di discriminare teorie &#8211; le scientifiche da quelle non scientifiche &#8211; viene rotta la continuit&#224; non-problematica tra esperienza e teoria e si afferma che il ricorso all'esperienza ha valore all'interno di un dibattito tra teorie. L'esperienza cessa di essere origine e garanzia delle teorie scientifiche, essa viene sempre dopo la teoria e svolge una funzione di filtraggio in una divergenza. Per Popper, &#8220;la ricerca scientifica comincia e finisce con problemi&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;2.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Hegel &#8211; ovvero, l'approccio essenzialmente storico al pensiero &#8211; cacciato dalla porta della razionalit&#224; sia dal neopositivismo sia dal razionalismo critico di Popper, rientra dalla finestra soprattutto attraverso Thomas Kuhn. Egli non a caso si &#232; formato con Alexandre Koyr&#233;, studioso di Hegel. Dopo Kuhn, i filosofi della scienza abbandoneranno sempre pi&#249; le argomentazioni a priori e sempre pi&#249; si riferiranno alla concreta storia delle scienze europee. Allora, il falsificazionismo viene storicamente falsificato. E la demarcazione che diventa quindi importante &#232; quella tra scienza normale e scienza straordinaria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Kuhn nota che, di fatto, lo spirito critico, essenziale per Popper al &#8220;gioco&#8221; della scienza, non &#232; indispensabile nelle scienze. Questo perch&#233; anche le teorie pi&#249; potenti e affermate sono ampiamente confutate da una miriade di fatti e osservazioni imbarazzanti. Se il falsificazionismo venisse seguito sul serio nel lavoro scientifico, nessuna teoria, soprattutto ai suoi inizi, dovrebbe essere accettata, perch&#233; di fatto ognuna &#232; falsificata da un numero pi&#249; o meno ampio di fatti. Nelle fasi che Kuhn chiama &#8220;scienza normale&#8221;, e che caratterizzano la stragrande parte del lavoro degli scienziati, il lavoro scientifico consiste nel cercare di risolvere puzzle scientifici, cio&#232; di far quadrare fatti recalcitranti nella teoria accettata, che a sua volta rientra in un dato paradigma scientifico. Ecco l'invenzione sicuramente pi&#249; fortunata della moderna filosofia della scienza: quella di paradigma, che ormai tutti usiamo. La storia della scienza diventa un processo discontinuo, di salti da un paradigma all'altro, viene spezzata l'immagine rassicurante di un sapere che progredisce in modo continuo grazie a un paziente accumulo di conoscenze. Scientia facit saltus.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ogni nuova teoria, proprio in quanto nuova, non avendo avuto il tempo di normalizzarsi nel corso di un prolungato dibattito, emerge in un mare di fenomeni che la confutano. Cos&#236; il lavoro da formica degli &#8220;scienziati normali&#8221; &#8211; che accettano un dato paradigma scientifico in modo acritico &#8211; rinsalda quel paradigma. E si rinsalda perch&#233; i &#8220;normali&#8221; elaborano una serie di sotto-teorie di puntello, scoprendo o sottolineando fatti nuovi che vengono a confermare il paradigma. Il lavoro di soluzione dei puzzle &#8211; cio&#232; di irregolarit&#224; che, se persistono, possono confutare la teoria &#8211; rafforza un dato paradigma scientifico in quanto i suoi sostenitori non si arrendono alla confutazione che certi fatti infliggono a questo paradigma. Come dir&#224; poi Feyerabend, il sostenitore di una teoria, soprattutto ai suoi inizi, deve essere tenace, e la tenacia &#232; l'inverso dello spirito critico. A parte i periodi chiamati da Kuhn di &#8220;scienza straordinaria&#8221;, cio&#232; di conflitto esplicito tra paradigmi scientifici in quanto tali &#8211; e di interrogazione su che cosa sia scientifico e che cosa no tra gli scienziati stessi &#8211; la maggior parte dei ricercatori accetta di operare all'interno del paradigma dominante nel proprio settore. Il criterio &#232;: sempre meglio una teoria falsa che nessuna teoria. Questa &#232; la faccia conservatrice della scienza, che per&#242; consente il progresso della conoscenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;3.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La mancanza di spazio ci obbliga a saltare i contributi decisivi di Duhem, Poincar&#233;, Michael Polanyi, Quine e Lakatos. Ci limitiamo qui a riassumere l'immagine dell'attivit&#224; scientifica che emerge dal dibattito epistemologico del xx secolo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Rompendo sempre pi&#249; con l'idea rappresentativa del sapere come sistema di Bilden, immagini sempre pi&#249; fedeli del mondo (lo &#8220;specchio della natura&#8221; di cui parla Rorty), si afferma un'immagine delle teorie scientifiche come organismi significanti che si comportano in analogia alle specie animali. Alla metafora speculare e contemplativa si sostituisce ormai la metafora biologica &#8211; cosa che avviene anche in altri campi della cultura (si pensi alla biopolitica). Questo successo del riferimento biologico &#8211; sapere &#232; solo una parte del vivere &#8211; produrr&#224; tra l'altro la teoria dei di Richard Dawkins, ovvero un approccio bio-simile ai processi culturali. Meme (da mimesis), equivalente spirituale del gene, &#232; ormai un altro termine di uso comune. Teorie e paradigmi, come i genotipi, evolvono per mutazione e selezione. Le mutazioni non vengono da qualche nuova esperienza ma dall'emergere di una nuova idea, la quale in un certo senso cade dal cielo e prima di tutto esercita un'attrazione seduttiva sulle menti scientifiche. Le nuove idee, diceva Deleuze, sono la festa inaugurale della ricerca scientifica. Ma teorie e paradigmi si affermano grazie alla loro capacit&#224; di superare varie prove guastafeste inflitte dall'ambiente, che nella scienza sono i dati empirici di cui ogni teoria deve dar conto. Le teorie, proprio come gli organismi viventi, sono quindi conservative, il che non toglie che esse possano essere soppiantate da altre teorie che si riproducono di pi&#249; nelle menti degli scienziati, l'environment delle idee.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Max Planck sosteneva che raramente una nuova teoria si afferma perch&#233; convince gli scienziati con argomentazioni, dato che costoro possono trovare sempre contro-esempi: semplicemente gli scienziati anziani muoiono o vanno in pensione e i giovani, formatisi alla nuova teoria, prendono il loro posto. C'&#232; una demografia della verit&#224; scientifica. Ora, tutto questo va a pennello con la filosofia pi&#249; influente nel xx secolo, il pragmatismo, che discende pi&#249; o meno dal verum factum est di Vico. La scienza non &#232; mai disincarnata, fa corpo con i processi umani &#8211; molto umani &#8211; di persuasione retorica, di diffusione, di riproduzione e di egemonia. Insomma, conoscere il mondo &#232; dominarlo e sopravviverci. Da un'immagine della teoria come rappresentazione del mondo, si passa a un'immagine strumentalista, e direi survivalist, della teoria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per cui anche l'inverso pu&#242; essere detto: che la vita &#232; essa stessa una forma di auto-conoscenza progressiva del mondo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tutte le teorie oggi condivise dalla comunit&#224; scientifica sono falsificate, ovvero tutte sono imperfette, si tratta quindi non tanto di scegliere tra teorie vere e false, ma tra teorie pi&#249; o meno imperfette. Del resto, anche le specie animali sono tutte imperfette,[2] ma certe varianti si impongono comunque rispetto ad altre come meno inadatte.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Aggiungiamo anche che ogni teoria-paradigma, per affermarsi, deve essere dotata di due qualit&#224; che non sempre si accordano: forza seduttiva e forza esplicativa. Queste due corrispondono alla doppia fitness degli organismi biologici: da una parte riuscire a sedurre di pi&#249; l'altro sesso (se la riproduzione &#232; sessuata), dall'altra sfuggire ai predatori e agguantare le prede. Per esempio, i biologi non sono riusciti a trovare una spiegazione per le corna del cervo maschio: pi&#249; sono grandi e intricate, pi&#249; seducono le femmine, anche se comportano un handicap per l'animale. Le corna, a parte questa efficacia erotica, non hanno alcun altro senso adattativo. Gli organismi sembrano distolti dalla loro funzione puramente riproduttiva e irretiti in una pura logica erotica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Anche le teorie pi&#249; forti &#8211; come la relativit&#224; o la meccanica quantistica &#8211; si sono imposte grazie alla seduzione intellettuale che esse esercitano. Le grandi teorie scientifiche sono belle. E occorre che risultino tali: &#232; la famosa analisi che Feyerabend fa della &#8220;propaganda&#8221; di Galileo alle sue teorie. Gli scienziati confessano che certe ipotesi, le quali pure potrebbero essere plausibili, vengono scartate subito perch&#233; ci si dice: &#8220;Dio non pu&#242; essere cos&#236; volgare!&#8221;. La natura deve avere una sua eleganza che la teorizzazione coglie. Ovviamente, se la seduzione intellettuale di una teoria prevale sulla forza esplicativa in modo schiacciante, la teoria perde di persuasivit&#224; scientifica. &#200; quel che, per esempio, si dice oggi del marxismo e della psicoanalisi, teorie molto seduttive sul piano intellettuale (&#8220;geniali&#8221;) ma poco esplicative, quindi non scientifiche. In cosmologia, per decenni ha esercitato un grande fascino la teoria delle corde (string theory) che descriveva l'universo come un'armonia musicale, finch&#233; non ci si &#232; resi conto che la forza esplicativa di questa sirena era molto bassa. All'inverso, una teoria solo esplicativa ma che manca di attrattivit&#224; intellettuale o estetica tender&#224; a essere ignorata. Per esempio, la riluttanza di Galileo ad accettare le ellissi orbitali di Keplero si spiega solo col fatto che al primo le ellissi apparivano meno &#8220;belle&#8221; dei cerchi.[3] Persino oggi certe teorie sociobiologiche sulle differenze genetiche tra gli esseri umani non vengono prese in considerazione perch&#233; spesso conducono a conclusioni razziste, e il razzismo &#232; &#8220;brutto&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non c'&#232; quindi veramente una demarcazione netta tra teorie scientifiche e non scientifiche. &#200; una questione di grado: pi&#249; una teoria &#232; seduttiva e poco esplicativa, pi&#249; si allontana dalla rispettabilit&#224; scientifica. Ma in compenso pu&#242; acquisire una grande rispettabilit&#224; filosofica, per esempio. Cos&#236; Freud, per esempio, non si studia pi&#249; nelle facolt&#224; di psicologia o di psichiatria, ma in quelle di filosofia o nei corsi di complementary literature.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;4.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se la sopravvivenza di una teoria-paradigma, la sua conservazione, &#232; parte integrante del processo della conoscenza, allora tutto ci&#242; che appare semplice immondizia della conoscenza &#8211; la struttura accademica delle comunit&#224; scientifiche, le strategie di finanziamento dei progetti di ricerca, la pressione ambientale delle ideologie che circolano, la cocciuta tenacia di cui abbiamo parlato &#8211;diventa invece parte integrante del processo di formazione della conoscenza. Ed &#232; esattamente quel che ha voluto dirci Feyerabend. Egli non sostiene, come credono molti, che la scienza &#232; politica, ma che ci sono delle politiche della scienza che entrano pi&#249; o meno in collusione, o in collisione, con l'ambiente sociale e politico in cui la scienza stessa si sviluppa. Da qui il suo programma politico di separare lo Stato e la scienza, cos&#236; come sono state separate lo Stato e le Chiese. Una separazione che, per&#242;, a mio avviso, si &#232; gi&#224; consumata, dato che tanti finanziamenti alla ricerca vengono da industrie private.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Feyerabend respinge il concetto di scienza normale di Kuhn perch&#233; ha un'idea squisitamente aristocratica del lavoro scientifico. La scienza progredisce non perfezionando un paradigma, ma saltando e infrangendo i presupposti dei paradigmi dominanti. &#200; strano che si descriva Feyerabend come un uomo anti-scienza: al contrario, egli ci restituisce un'immagine eroica della scienza, che &#8220;progredisce&#8221; come le arti.[4] Quel che gli interessa &#232; la creativit&#224; scientifica, non quel lavoro di routine a cui spesso oggi si riduce la ricerca scientifica. Ormai la scienza &#232; un'industria che coinvolge milioni di scienziati-lavoratori. Siamo lontani dalle grandi rivoluzioni scientifiche del secolo scorso, opera di una ristretta &#233;lite di geniali cultori.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Feyerabend crede insomma nel progresso scientifico, ma constata che esso procede inventando metodi di volta in volta. I metodi sono come gli strumenti che uno scultore usa per produrre una statua &#8211; ma quel che conta, alla fine, &#232; la statua. Il fatto che Newton presumesse una misteriosa attrazione a distanza tra sole e pianeti non imped&#236; ai newtoniani di prevalere sulla fisica cartesiana, che sembrava spiegare meglio le cose. Il fatto che molti fenomeni in fisica quantistica presumano che la conoscenza di un fenomeno lo modifichi o lo determini (come nel paradosso del gatto di Schr&#246;dinger) infrange addirittura il principio del realismo della scienza, ovvero, la scienza sembra accettare la magia. Il fatto che Einstein non mancasse di far rilevare quest'enorme infrazione non ha impedito alla teoria dei quanti di prevalere come fisica fondamentale del nostro tempo. L'importante allora &#232; che una teoria preveda, non tanto che spieghi adeguatamente. Anche se nella scienza c'&#232; sempre una tensione tra forza predittiva e intelligibilit&#224; esplicativa. Accade cos&#236; che una teoria come il darwinismo pur non avendo alcuna forza predittiva (nessuno sa quali nuovi organismi verranno fuori) risulta molto potente come modello capace di rendere intelligibile la storia della vita. Invece la teoria quantistica, lo abbiamo detto, ha molti buchi esplicativi ma una straordinaria capacit&#224; predittiva.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si pu&#242; notare, anche nelle scienze umane, quel che Feyerabend ha denunciato come deformazione metodologista. Se si partecipa a molti congressi di psicologi sociali o di sociologi si resta allibiti: quel che conta per la maggior parte di loro &#232; mostrare il metodo raffinato seguito per condurre una certa indagine, seppure su temi assolutamente irrilevanti. Non conta pi&#249; quel che si vuole capire, conta solo la metodologia&#8230; Ma &#232; come usare i cannoni pi&#249; aggiornati per uccidere una mosca. Anche nelle scienze umane, insomma, il metodo dovrebbe essere al servizio dell'intelligibilit&#224; dell'oggetto di ricerca. L'importante &#232; capire il mondo, e di volta in volta si possono usare strumenti diversi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma allora perch&#233; tanti scienziati pensano invece che quel che pi&#249; importi sia il metodo? A mio parere, perch&#233; le vere scoperte sono rare, e quel che la maggior parte degli scienziati produce si riveler&#224; trascurabile: non tutti hanno fortuna o genio. Ci&#242; che determina il prestigio accademico della maggior parte degli scienziati, quindi, non &#232; l'aver prodotto nuove teorie o scoperte, ma il loro aver sempre seguito il metodo corretto. Mettere in primo piano la metodologia &#232; una protezione della propria mediocrit&#224;. E infatti spesso i cavilli metodologici servono a tarpare la creativit&#224; di colleghi &#8220;scorretti&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quindi, Feyerabend non ha della scienza l'immagine kuhniana di legioni di &#8220;normali&#8221; che cercano di risolvere puzzle all'interno in un paradigma, ma quella rivoluzionaria di scienziati che non si curano delle &#8220;buone forme&#8221;. Un ideale di scienza in rivoluzione permanente, ma una rivoluzione fatta da creativi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Feyerabend va letto anche con ironia feyerabendiana.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;5.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tutte le affermazioni positive di Feyerabend, persona dotata di grande senso dell'umorismo e del gusto del paradosso, vanno prese come impertinenti negazioni di affermazioni razionaliste. Insomma, il senso delle sue affermazioni &#232; quasi sempre decostruttivo. Per esempio, il &#8220;tutto va bene&#8221;, come lui stesso ha detto, va preso come l'esclamazione conclusiva a cui giunger&#224; il razionalista una volta esaminata con cura la storia della scienza. Il che lascia presupporre che, in fondo, non &#232; vero che tutto vada bene, anche se Feyerabend non dice mai che cosa vada male. La sua idea di fondo &#232; che la pretesa della filosofia di indicarci ci&#242; che va bene (scienza, verit&#224;) e ci&#242; che va male (miti, religioni, metafisica) sia illusoria: &#232; la storia, ovvero la vita, a fare la selezione. Il suo anarchismo &#232; insomma una reductio ad absurdum del razionalismo, un po' come i paradossi di Zenone.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Qualcosa di analogo va detto sulla sua idea secondo cui le teorie scientifiche sono in gran parte tra loro incommensurabili. Quest'idea di incommensurabilit&#224; avvicina molto Feyerabend a Foucault &#8211; &#232; Feyerabend il Foucault della scienza? &#8211; e in effetti tra i due c'era una reciproca stima, malgrado le loro matrici culturali molto diverse.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Anche sull'incommensurabilit&#224; fioriscono pregiudizi. Sostenere che due teorie sono incommensurabili non significa affatto dire che c'&#232; incomunicabilit&#224; tra i loro sostenitori, n&#233; che &#232; possibile confrontarle&#8230; Quando in geometria diciamo che la diagonale di un quadrato &#232; incommensurabile rispetto alla lunghezza dei lati, non vogliamo dire che non possiamo applicare alle due grandezze la stessa unit&#224; di misura! Vogliamo dire solo che &#232; impossibile trovare un segmento tanto piccolo da entrare un numero intero di volte in entrambe le lunghezze. Insomma, non &#232; possibile tradurre completamente due grandezze incommensurabili l'una nell'altra, ci sar&#224; sempre un resto, un in pi&#249; o un in meno che rende impossibile ridurle a multipli di alcuni concetti invarianti. Questo resto non evacuabile &#232; alla base dei malintesi profondi quando si discute anche tra scienziati: possiamo usare le stesse parole, ma di fatto il senso che diamo a queste parole non &#232; sovrapponibile, ragion per cui non si giunger&#224; mai a un'intesa. Insomma, in una controversia il significato delle parole che usiamo non &#232; fissato una volta per sempre, ma viene via via negoziato e slitta continuamente. Come si vede, tutto ci&#242; scardina ogni filosofia del dialogo e della comunicazione universali. I nostri dibattiti, anche filosofici, sono sempre esposti alle diverse implicazioni che i nostri concetti hanno per ciascuno di noi. La comunicazione tra umani si fa non malgrado il malinteso, ma grazie a esso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Va detto che teorie e paradigmi scientifici sono tra loro incommensurabili da un punto di vista realista. Se si abbandona il realismo, l'incommensurabilit&#224; viene a cadere.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da qui l'idea di un radicale pluralismo. &#200; questo che interessa a Feyerabend: una visione polifonica non solo della scienza, ma della cultura in generale. E quindi dell'Essere (Being) in generale. Quella non-coincidenza ricorsiva che assicura l'incommensurabilit&#224; &#232; la linfa del progresso culturale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; la fine di una chiave unica per interpretare la storia. Questo avviene persino nelle scienze dell'evoluzione. Anche se il darwinismo resta la principale teoria biologica della storia della vita, molti tendono a un darwinismo debole, o addirittura a confutare il darwinismo (come hanno cercato di fare Fodor e Piattelli Palmarini)[5] sulla base dell'evidenza che non tutto nella vita &#232; adattativo. Come abbiamo visto nel caso delle corna del cervo. Ovvero, non c'&#232; un principio unico che regoli la storia della vita, nemmeno il principio darwiniano della mutazione-selezione. E cos&#236;, anche nella storia umana, non c'&#232; un solo impulso che la spieghi, come sarebbe la lotta di classe secondo il marxismo, o l'anelito verso la libert&#224; per il liberalismo, o l'adattamento agli ambienti, o la volont&#224; di potenza ecc. La storia, sia della vita sia delle culture, &#232; caotica, non esprime un principio unico. E il risultato &#232; una fondamentale imprevedibilit&#224; del mondo della vita. E quindi anche della vita scientifica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Feyerabend denuncia, insomma, il furor razionalista che tende a semplificare troppo il mondo, perch&#233; a suo parere l'Essere (Being) &#232; abbondanza, illimitata ricchezza.[6] Contro un supposto &#8220;pensiero unico&#8221; &#8211; nella scienza come in politica &#8211; egli oppone il suo &#8220;principio di proliferazione&#8221;: ci devono essere pi&#249; teorie possibili, anche se bislacche. Al pluralismo democratico deve associarsi il pluralismo epistemico. Del resto, il pluralismo &#232; gi&#224; insito nella variet&#224; multicolore dei pensatori di cui si dice debitore &#8211; Aristotele, Hegel, Marx, Kierkegaard, Mill, Wittgenstein. Il Tutto &#232; la testa di turco di Feyerabend: il suo mondo &#232; fatto di parti che non si sommano. La pluralit&#224; irriducibile delle teorie e dei paradigmi rimanda a una pluralit&#224; stessa dell'Essere, a una molteplicit&#224; di mondi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo pluralismo porta a confutare l'idea di &#8220;unit&#224; del sapere&#8221;, ragion per cui molti filosofi parlano non di Scienza ma delle scienze, al plurale. Sulla sua scia, anche la cosiddetta Stanford School di filosofia e Ian Hacking partono da questa pluralit&#224; per affermare ontologicamente una pluralit&#224; dei mondi, contestando quindi il sostanziale riduzionismo che ancora permea la visione che la maggior parte degli scienziati ha del sapere scientifico.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da qui il suo criterio, anch'esso provocatorio, dell'&#8220;opportunismo senza scrupoli&#8221;. Ovvero, quando uno scienziato sente che qualcosa &#232; vero, pu&#242; ricorrere alle argomentazioni pi&#249; persuasive e pi&#249; opportune, anche ai limiti della bugia. Mi chiedo se Feyerabend non sia stato impressionato dal film Touch of Evil (1958) di O. Welles: l'infernale commissario Quinlan &#8211; che fabbrica &#8220;prove&#8221; per accusare quelli che sa essere colpevoli &#8211; potrebbe aver fatto da modello al suo opportunismo della verit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Del resto i fisici di oggi sono tutti opportunisti in senso feyerabendiano, dal momento che fanno riferimento a due teorie tra loro incongruenti: la relativit&#224; e la meccanica quantistica. Alcuni cercano invano di trovare una sintesi tra queste, ma di fatto in fisica entrambe vengono utilizzate a seconda dei casi. Appunto, tutto va bene, purch&#233; funzioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La sua immagine ontologica del mondo &#232; quella di un caos irriducibile. Col sapere la specie Homo tende continuamente a semplificare l'estrema complessit&#224; del mondo per sopravviverci &#8211; allontanando cos&#236; il sapere dalla realt&#224;. Da qui la doppia vocazione contraddittoria della conoscenza: da una parte rendere sensibile l'eccessiva abbondanza degli enti (accostarsi al reale); dall'altra ridurre questa abbondanza (privilegiare la sopravvivenza). Il nostro bisogno di sopravvivenza &#232; certamente la molla della conoscenza, ma anche la fonte della nostra volont&#224; d'ignoranza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Scrive Feyerabend: &#8220;&#8216;Non &#232; possibile &#8211; chiede Kierkegaard &#8211; che la mia attivit&#224; di osservatore oggettivo [critico-razionale] della natura indebolisca il mio sforzo di essere umano?' Sospetto che la risposta a questa domanda debba essere affermativa&#8221;.[7] Per Feyerabend questo sforzo &#232; pi&#249; importante dell'oggettivit&#224;, anche se lo sforzo di essere oggettivi &#232; anch'esso umano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo ci fa capire il motivo di certe proposte provocatorie di Feyerabend che hanno fatto pensare alla posa per &#233;pater, come quando raccomanda di stornare fondi dalla ricerca delle particelle elementari per indirizzarli all'astrologia, all'omeopatia, alla teologia&#8230; Quel che appare sfida donchisciottesca all'establishment scientifico &#232; in realt&#224; un corollario del proprio pluralismo: la scienza ha prodotto tanto perch&#233; i programmi di ricerca hanno proliferato. Ovvero, Feyerabend vorrebbe applicare alla scienza lo stesso criterio della diversificazione che ormai si &#232; imposto nella politica ecologica: la grande diversit&#224; delle specie animali e vegetali, cos&#236; come la grande diversit&#224; di lingue, culture, credenze, tecniche &#232; di per s&#233; un valore. La differenza &#232; ricchezza. Un mondo omologato uccide la creativit&#224; sia biologica sia culturale. Per questa ragione nei paesi occidentali ci si guarda bene, oggi, dal distruggere coltivazioni arcaiche, forme di vita tradizionali, fossili culturali&#8230; sulla base del principio che pi&#249; una nazione &#232; culturalmente e biologicamente diversificata, pi&#249; sa adattarsi a situazioni nuove e pi&#249; avr&#224; scatti creativi. La stessa eccellenza degli usa negli ultimi due secoli viene spiegata con il suo essere un paese composito, costituito da diversissime ondate migratorie e con tante religioni. Cos&#236;, in una catastrofe naturale o nucleare, certe forme arcaiche di vita potrebbero dimostrarsi molto utili all'umanit&#224; per sopravvivere.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; strano che tuttora Feyerabend venga visto come un black block della filosofia della scienza, dato che in fondo il pluralismo da lui promosso impregna in maniera sempre maggiore le societ&#224; pi&#249; avanzate sul piano economico e culturale. Il nostro mondo diventa sempre pi&#249; feyerabendiano senza che ce ne rendiamo conto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Infine, il mio percorso personale di riflessione sulla scienza. Penso che Feyerabend, chiudendo la lunga tradizione delle filosofie del metodo, da Descartes a Popper, abbia contribuito a superare le due visioni sempre opposte: una visione incentrata sull'oggettivit&#224; contemplativa del sapere e un'altra che, da Nietzsche in poi, ha fatto del sapere uno strumento umano, molto umano, per la potenza, il dominio e la sopravvivenza. Credo che entrambi gli approcci colgano qualcosa di vero. Penso che il sapere scientifico di oggi non sia uno specchio dell'essere ma il risultato di tutte le domande che gli esseri umani hanno posto alla Natura nel corso dei secoli, e a cui costei ha risposto. Il sapere &#232; il risultato di un gioco con la Natura. Questo gioco si basa sul lasciar parlare la Natura, anche se attraverso protocolli approntati a priori. La scienza mette la Natura in libert&#224; vigilata, la &#8220;coatta&#8221;, ma le lascia libert&#224; sufficiente per rispondere come vuole o rispondere picche. (E sappiamo bene che la Natura spesso risponde picche. Per esempio, non ha mai veramente risposto alla domanda: &#8220;La luce &#232; onde o particelle?&#8221;.) Il vantaggio del sapere scientifico, rispetto a tutti gli altri discorsi che interrogano l'essere, &#232; questo lasciar parlare, a un certo punto, la Natura. Oltre la scienza, tanti altri &#8220;giochi&#8221; cercano la verit&#224;. Ma la scienza, facendo rispondere la Natura a certi quesiti referendari, &#232; il gioco pi&#249; vicino all'attuale democrazia pluralista e liberale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		</content:encoded>


		

	</item>





</channel>

</rss>
